La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha concluso il 4 aprile la sua missione lampo nel Golfo con un incontro ad Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti, con il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Due giorni, tre paesi, nessun annuncio preventivo. La delegazione italiana era già atterrata a Gedda prima che la notizia diventasse pubblica.
Indice
- La missione e le tre tappe
- Cosa ha detto Meloni sugli italiani nel Golfo
- Gli Emirati, l’ENI e gli investimenti italiani
- Lo Stretto di Hormuz e i rischi per chi vive a Dubai
- Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La missione e le tre tappe
Meloni è il primo leader dell’Unione Europea e della NATO a visitare il Golfo dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Adnkronos La scelta di tenere il viaggio riservato fino all’ultimo, ufficialmente per ragioni di sicurezza, racconta da sola la tensione che attraversa la regione.
La sequenza degli incontri: prima il principe ereditario saudita bin Salman a Gedda, poi l’emiro del Qatar Al-Thani a Doha, infine il presidente degli Emirati bin Zayed ad Al Ain. ANSA Al centro di ogni colloquio, lo stesso nodo: l’energia e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Cosa ha detto Meloni sugli italiani nel Golfo?
Il passaggio più rilevante per chi legge QuiDubai è arrivato dall’intervista che Meloni ha rilasciato al TG1 prima della partenza. La premier ha spiegato che l’Italia aiuta i paesi del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani “chiaramente perché sono paesi strategici per i nostri interessi” e, soprattutto, “a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione”.
Non è una dichiarazione di circostanza. È la prima volta che un capo di governo italiano cita esplicitamente la comunità italiana nel Golfo come ragione di una missione diplomatica ad alto rischio. Chi vive a Dubai, Abu Dhabi o Sharjah è parte del ragionamento strategico del governo, non solo un dato statistico nelle comunicazioni consolari.
A Doha, Meloni ha anche ringraziato l’Emiro del Qatar per l’assistenza fornita nell’evacuazione dei cittadini italiani, in particolare turisti in transito, che avevano scelto di lasciare il paese all’inizio del conflitto. LaPresse Il riferimento agli Emirati nella nota ufficiale di Palazzo Chigi è più sobrio, ma il messaggio politico è coerente con l’intera missione.
Gli Emirati, l’ENI e gli investimenti italiani
Uno degli obiettivi principali del viaggio era garantire che non venissero meno gli investimenti italiani nella regione, a partire da quelli dell’ENI. Gli Emirati Arabi Uniti sono un nodo centrale per le operazioni dell’ENI in tutta l’area del Golfo e del Medio Oriente.
Con bin Zayed, Meloni ha discusso di come assicurare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini, Dire un tema che riguarda direttamente anche le aziende italiane operative negli Emirati. Chi gestisce attività commerciali o collabora con partner locali nel settore energy, logistica o costruzioni conosce già l’effetto che l’instabilità nella regione produce sui contratti e sui flussi di cassa.
I due leader hanno anche discusso del partenariato strategico tra Italia e Arabia Saudita avviato ad Al-Ula nel gennaio 2025, concordando sull’importanza di sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa. Lo stesso schema di partenariato è il riferimento anche per le relazioni bilaterali con gli Emirati.
Lo Stretto di Hormuz e i rischi per chi vive a Dubai
Gli obiettivi della missione includevano analizzare le potenziali strade per negoziare un cessate il fuoco e assicurarsi gli approvvigionamenti energetici, con particolare attenzione alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Sky TG24
Chi vive a Dubai sa che gli scaffali dei supermercati e i prezzi della benzina alla pompa non sono disconnessi da quello che accade a Hormuz. L’Italia è tra i paesi europei più esposti alle ripercussioni della crisi energetica: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha già ridotto le previsioni di crescita e il ministro dell’Economia Giorgetti ha lasciato aperta la possibilità di invocare clausole di deroga sul tetto del disavanzo. Unita L’effetto a cascata sulle rimesse, sui risparmi in euro e sui piani di chi valuta un rientro in Italia è reale.
Per ora gli Emirati restano fuori dal perimetro diretto del conflitto. Ma la geografia non consente distanze comode: Abu Dhabi si trova a circa 250 chilometri dallo Stretto.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?
La missione si chiude con impegni reciproci e nessuna rottura del fronte diplomatico. Tra gli obiettivi della visita c’era anche quello di tenere aperti i canali con l’Iran, un segnale che Roma prova a posizionarsi come interlocutore terzo in un conflitto in cui Washington ha già preso parte.
Per la comunità italiana negli Emirati, le implicazioni pratiche più immediate riguardano tre aree: la stabilità dei voli verso l’Italia (monitorare eventuali variazioni sulle rotte che transitano nella zona del Golfo), l’andamento del cambio euro su dollaro in relazione ai prezzi energetici, e le comunicazioni dell’Ambasciata italiana ad Abu Dhabi e del Consolato a Dubai in caso di escalation. QuiDubai seguirà gli sviluppi diplomatici e le eventuali indicazioni per i residenti italiani. Per aggiornamenti diretti, iscriviti alla nostra newsletter.
Immagine di copertina generata con AI








