Dove vanno i capitali italiani nel 2026: Dubai, Turchia o Portogallo

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Dubai, Turchia e Portogallo ricorrono sempre più spesso nelle conversazioni di imprenditori e professionisti italiani che stanno valutando dove collocare attività, residenza e patrimonio. Il confronto, però, nel 2026 è diventato più complicato: Dubai sta uscendo da una crisi geopolitica che ha colpito realmente turismo, aviazione e immobiliare; la Turchia ha introdotto una nuova esenzione ventennale su determinati redditi esteri; il Portogallo non offre più ai nuovi trasferimenti quel regime NHR che per anni ne aveva alimentato la reputazione fiscale.

Non esistono dati pubblici omogenei che permettano di stabilire quanti capitali italiani stiano andando oggi verso ciascuna delle tre destinazioni. Nelle richieste ricevute da consulenti e operatori che lavorano con clientela italiana, però, queste giurisdizioni compaiono spesso come alternative da confrontare.

Daniele Pescara, editore di QuiDubai e consulente con oltre dieci anni di operatività negli Emirati, sintetizza così ciò che osserva: «Nel 2026 vedo tre categorie di imprenditori italiani. Chi ha già scelto Dubai e sta confermando la scelta. Chi stava valutando e si è fermato alla crisi di marzo, aspettando di capire. E chi sta guardando altrove, spesso verso destinazioni che non sono quello che sembrano. Il mio consiglio è sempre lo stesso: prima si capisce il proprio profilo, poi si sceglie la giurisdizione».

Il punto di partenza è proprio questo. Confrontare un’aliquota con un’altra serve poco se cambiano definizione della residenza fiscale, origine del reddito, durata del beneficio, accesso al mercato e condizioni necessarie per mantenerlo.


Dubai nel 2026: ripresa ancora incompleta

Dubai ha subito un contraccolpo reale dalla crisi regionale. I dati permettono però di osservare anche la fase successiva. Il Dubai International Airport è passato da 5 milioni di passeggeri a giugno a 6,3 milioni a luglio, con una crescita mensile del 26%. A settembre la capacità delle compagnie aeree era tornata all’84% dei livelli precedenti e i volumi dei passeggeri al 78%. Il CEO di Dubai Airports Paul Griffiths ha descritto il recupero come un “trampoline bounce”, sottolineando che diverse compagnie devono ancora ripristinare completamente i collegamenti, come emerge dai dati diffusi da Dubai Airports sulla ripresa del traffico aereo.

Il turismo mostra la stessa traiettoria. Ad agosto Dubai ha accolto circa 869.000 visitatori internazionali con pernottamento, il dato mensile più alto da febbraio, dopo una serie di incrementi a doppia cifra mese su mese iniziata a marzo. L’occupazione alberghiera era risalita al 66%, secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism sul recupero del settore turistico.

Le imprese hanno continuato a crescere

Anche i dati societari mostrano capacità di tenuta, con una precisazione temporale necessaria. Nel complesso del primo semestre — che comprende gennaio e febbraio, prima della fase più acuta della crisi — le zone economiche gestite da DIEZ hanno registrato il 96% degli spazi occupati, il 13% di imprese in più e una forza lavoro cresciuta del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i risultati semestrali pubblicati da Dubai Integrated Economic Zones Authority.

Nello stesso periodo il DIFC ha superato per la prima volta 10.000 società attive registrate, arrivando a 10.018, come indicato nei risultati del primo semestre 2026 del Dubai International Financial Centre. Questi numeri non dimostrano da soli il recupero successivo alla crisi; mostrano che una parte importante dell’infrastruttura economica della città ha continuato a espandersi durante un semestre molto difficile.

Dubai ha messo 2,5 miliardi di AED sul tavolo

La risposta pubblica ha avuto anche una dimensione finanziaria. Tra marzo e maggio Dubai ha approvato due pacchetti di incentivi per complessivi 2,5 miliardi di AED. Il secondo comprende 33 iniziative destinate a turismo, commercio, logistica, real estate, costruzioni, istruzione e attività culturali, con rinvii di pagamenti, esenzioni, riduzioni di fee e interventi doganali, come riportato nel pacchetto economico da 1,5 miliardi di AED annunciato dal Governo di Dubai.

È uno degli elementi che spiegano perché il recupero operativo abbia preceduto quello di alcuni asset.

Immobiliare Dubai: esistono occasioni, non certezze

Il real estate rimane infatti più indietro. A settembre Mohamed Alabbar, fondatore e chairman di Emaar, indicava vendite ancora inferiori di circa il 50% rispetto ai livelli precedenti alla guerra e prevedeva una riduzione media dei prezzi intorno al 5% nel 2026. Gli sconti molto più consistenti osservati durante la crisi hanno riguardato soprattutto alcune operazioni urgenti e segmenti specifici, quindi non possono essere utilizzati come misura dell’intero mercato, come emerge dall’analisi Reuters sulle previsioni di Emaar e sull’andamento del real estate di Dubai.

La distanza tra il ritorno dei collegamenti, la crescita del turismo e un recupero più lento dell’immobiliare può creare occasioni negoziali in alcuni segmenti. Durata e ampiezza di questa fase dipenderanno però dall’evoluzione geopolitica, dal ritorno della domanda internazionale e dalla quantità di nuova offerta.

Pescara interpreta questa fase in maniera più aggressiva: «Il capitale intelligente entra quando gli altri esitano. Chi aspetta che Dubai torni ai prezzi del 2025 per comprare o aprire una struttura, troverà quella finestra già chiusa». È la sua lettura del mercato, non una previsione garantita. Il recupero potrebbe accelerare, stabilizzarsi oppure subire nuovi shock.

La fiscalità degli Emirati non è cambiata

Sul piano fiscale la crisi non ha modificato la struttura di fondo. Gli Emirati non applicano una generale imposta federale sul reddito delle persone fisiche. Per le imprese, la Corporate Tax ordinaria prevede lo 0% fino a 375.000 AED di reddito imponibile e il 9% sulla parte eccedente. Le società che possiedono i requisiti di Qualifying Free Zone Person possono beneficiare dello 0% sul Qualifying Income, mentre gli altri redditi imponibili rimangono soggetti alle regole previste dalla Corporate Tax, come chiarisce la guida ufficiale del Governo UAE sulla Corporate Tax.

Per un cittadino italiano questo dato, da solo, non basta però a produrre un risparmio fiscale.

La normativa italiana considera fiscalmente residente, per la maggior parte del periodo d’imposta, chi mantiene in Italia la residenza civilistica, il domicilio — inteso oggi come luogo principale delle relazioni personali e familiari — oppure la presenza fisica. Società emiratina, visto e iscrizione AIRE non sostituiscono quindi un trasferimento effettivo quando vita personale e interessi rimangono prevalentemente in Italia, secondo i criteri sulla residenza fiscale introdotti dalla normativa italiana.

Turchia: la nuova esenzione ventennale esiste

La novità fiscale più rilevante del 2026 arriva probabilmente dalla Turchia. La Legge n. 7582 ha introdotto nel sistema fiscale turco un’esenzione di vent’anni per determinati redditi e proventi ottenuti all’estero dalle persone che diventano residenti fiscali in Turchia e soddisfano le condizioni previste.

La successiva circolare applicativa dell’amministrazione fiscale turca chiarisce che possono accedere al regime le persone che, nei tre anni solari precedenti al trasferimento, non avevano domicilio né posizione fiscale in Turchia. La misura può applicarsi a chi viene considerato residente nel Paese a partire dal 1° gennaio 2026, secondo la disciplina dell’esenzione ventennale pubblicata dall’amministrazione fiscale turca. È una riforma consistente. Richiede però di capire che cosa la norma definisca effettivamente reddito ottenuto fuori dalla Turchia.

Essere pagati dall’estero non basta

Il fatto che un cliente, una banca o una società pagatrice si trovi fuori dalla Turchia non rende automaticamente ogni reddito “estero” ai fini della norma. La Legge n. 7582 parla espressamente di redditi e proventi ottenuti fuori dalla Turchia. La qualificazione fiscale della fonte deve quindi essere verificata sulla base della natura concreta dell’attività e delle regole turche applicabili.

Per un imprenditore o professionista che intenda trasferirsi e continuare a svolgere personalmente attività dalla Turchia, questo passaggio merita una verifica preventiva con un fiscalista locale. Costruire una pianificazione ventennale sulla semplice provenienza geografica del bonifico sarebbe troppo poco. La disciplina turca considera il domicilio e, in linea generale, una permanenza continuativa superiore a sei mesi nell’anno, ferme le eccezioni previste per alcuni soggiorni temporanei.

Il nuovo incentivo non va quindi letto come un regime da utilizzare mantenendo vita e attività sostanzialmente altrove. Per un contribuente italiano rimane inoltre il problema a monte: deve cessare di essere fiscalmente residente in Italia secondo le regole italiane prima di poter ragionare sugli effetti pieni della nuova residenza turca.

I redditi turchi restano tassati

L’esenzione ventennale non trasforma la Turchia in un Paese senza imposte personali. Nel 2026 le aliquote ordinarie dell’imposta sul reddito arrivano fino al 40%, secondo le aliquote pubblicate dall’amministrazione fiscale turca. Un soggetto con redditi sia turchi sia genuinamente esteri può quindi trovarsi in un sistema nel quale una parte beneficia della nuova esenzione e un’altra continua a essere tassata secondo le aliquote ordinarie.

A questo si aggiunge una variabile macroeconomica impossibile da ignorare: a luglio l’inflazione annua turca era ancora al 31,75%, scesa al 31,51% in agosto, secondo i dati sull’inflazione pubblicati dalla Banca Centrale turca.

Per chi incassa e conserva patrimonio principalmente in valute forti l’esposizione può essere differente; per chi produce costi, investimenti o patrimonio in lire, inflazione e cambio rimangono parte essenziale della valutazione.

Turchia: esiste anche un meccanismo di rimpatrio degli asset

La Legge n. 7582 contiene inoltre una misura che consente di dichiarare e trasferire in Turchia, entro il 31 luglio 2027, determinate attività detenute all’estero, tra cui denaro, oro, valuta, titoli e altri strumenti del mercato dei capitali. L’amministrazione fiscale turca ha pubblicato una guida specifica sul meccanismo di rimpatrio delle attività detenute all’estero.

Definirlo “scudo patrimoniale” sarebbe però fuorviante, soprattutto per un lettore italiano: quella formula richiama istituti con effetti giuridici specifici che non possono essere automaticamente sovrapposti alla normativa turca.

Per chi possiede asset all’estero la misura può essere valutata soltanto dopo aver verificato provenienza dei fondi, obblighi dichiarativi pregressi, posizione fiscale italiana e requisiti previsti dalla legge turca.

Portogallo: il vecchio NHR non è più disponibile

Il Portogallo è probabilmente il Paese nel quale le informazioni rimaste online rischiano maggiormente di confondere chi si trasferisce oggi.

Il vecchio regime NHR è stato abrogato dal 1° gennaio 2024. Le persone che ne beneficiavano già possono mantenere il regime per il periodo residuo originariamente previsto; una disciplina transitoria ha inoltre consentito l’accesso ad alcuni soggetti diventati residenti entro il 31 dicembre 2024 quando esistevano specifici elementi precedenti, come contratti di lavoro, locazioni o procedure di visto avviate entro le date stabilite. L’Autoridade Tributária portoghese chiarisce chi può ancora beneficiare del vecchio NHR e della disciplina transitoria.

Chi decide di trasferirsi in Portogallo nel 2026 non può quindi presentarsi oggi e accedere al vecchio NHR. Questa distinzione elimina parecchi confronti fiscali che ancora circolano online.

IFICI: il nuovo incentivo portoghese

Il regime che ha preso il posto del vecchio impianto agevolativo si chiama IFICI — Incentivo Fiscal à Investigação Científica e Inovação — ed è disciplinato dall’articolo 58-A dell’Estatuto dos Benefícios Fiscais.

Non riguarda soltanto ricercatori e docenti universitari. La platea è più ampia e, secondo le condizioni previste per ciascun percorso, può comprendere professioni altamente qualificate, determinati amministratori e dirigenti, personale impegnato in ricerca e sviluppo, lavoratori di startup e figure operanti presso imprese che soddisfano specifici requisiti di investimento, esportazione o rilevanza economica, come indicato nelle FAQ ufficiali dell’Autoridade Tributária dedicate all’IFICI.

Sui redditi portoghesi di categoria A e B qualificati il regime prevede una aliquota speciale del 20%, mentre per i redditi esteri vale in generale un meccanismo di esenzione con eccezioni importanti.

Ed è proprio qui che il confronto con Dubai diventa meno intuitivo.

Dividendi da Dubai: l’eccezione da conoscere

La stessa Autoridade Tributária portoghese pubblica nelle proprie FAQ un esempio specifico: un lavoratore di una startup che beneficia dell’IFICI e riceve dividendi da una società di Dubai.

Poiché gli Emirati Arabi Uniti rientrano nella lista portoghese delle giurisdizioni considerate a fiscalità chiaramente più favorevole, quei dividendi, nell’esempio ufficiale, vengono tassati al 35% in Portogallo. Il caso è riportato direttamente nelle FAQ ufficiali IFICI dell’amministrazione fiscale portoghese.

È un dettaglio enorme per un imprenditore che possiede una società negli Emirati e sta valutando di vivere fiscalmente in Portogallo. Dire semplicemente che “IFICI esenta i redditi esteri” produce quindi una rappresentazione incompleta. La natura del reddito e la giurisdizione di provenienza possono modificare radicalmente il risultato.

Portogallo ordinario: serve una simulazione individuale

Chi non possiede i requisiti per l’IFICI ricade nella fiscalità ordinaria portoghese. Il confronto con Italia, Dubai o Turchia dipende allora dalla composizione specifica del reddito: lavoro dipendente, attività professionale, dividendi, plusvalenze, investimenti, patrimonio e struttura familiare producono risultati differenti.

Non esiste una risposta seria alla domanda “Portogallo o Dubai?” se prima non si stabilisce da dove arriva il reddito e dove verrà materialmente svolta l’attività.

Il confronto diventa più utile quando smette di cercare un vincitore assoluto.

Dubai può essere valutata da chi:

  • intende trasferire concretamente negli Emirati la propria vita personale o professionale e può documentare la nuova residenza fiscale;
  • produce redditi attraverso attività internazionali o locali compatibili con il sistema emiratino;
  • necessita di infrastrutture finanziarie, logistiche e societarie sviluppate;
  • cerca un quadro nel quale oggi non esiste una generale imposta federale sui redditi personali;
  • può sostenere costi di vita, assicurazione sanitaria, scuola e housing propri del mercato di Dubai;
  • è disposto a valutare correttamente sostanza societaria, banking e Corporate Tax invece di fermarsi allo slogan “zero tasse”.

La Turchia merita una valutazione da parte di chi:

  • possiede redditi che risultano genuinamente di fonte estera secondo le regole turche;
  • soddisfa i requisiti introdotti dalla Legge n. 7582;
  • intende stabilire una residenza reale nel Paese;
  • accetta di operare in un contesto caratterizzato da inflazione e rischio valutario elevati;
  • detiene attività estere che potrebbero rientrare nel nuovo meccanismo di rimpatrio patrimoniale, dopo una verifica fiscale completa.

Il Portogallo conserva un interesse particolare per chi:

  • possiede i requisiti professionali e soggettivi dell’IFICI;
  • beneficia già del vecchio NHR oppure è rientrato legittimamente nella disciplina transitoria;
  • attribuisce un valore specifico alla residenza nell’Unione europea;
  • ha una struttura di reddito per la quale il sistema portoghese produce un risultato sostenibile anche considerando le eccezioni applicabili ai redditi esteri.

Il costo dell’incertezza

Pescara individua un elemento che nelle tabelle fiscali compare raramente: quanto valore attribuire alla prevedibilità futura del sistema.

«Quando un imprenditore mi chiede quale paese conviene fiscalmente, io rispondo sempre con una domanda: per quanti anni sei disposto a costruire su quella base? Il vantaggio fiscale di un regime che dura 20 anni in un paese con storia di variabilità normativa può valere meno di quello di un regime senza scadenza in un sistema consolidato. Il tasso di sconto che applichi all’incertezza è il vero parametro di scelta».

È una valutazione consulenziale, non una regola universale.

Per Pescara, la stabilità attesa del quadro normativo pesa spesso più del differenziale di aliquota osservato in un singolo anno. Un ricercatore perfettamente eleggibile all’IFICI, una famiglia che desidera vivere stabilmente nell’Unione europea o un contribuente con redditi esteri compatibili con il nuovo regime turco possono attribuire pesi completamente diversi alle stesse variabili.

Ed è precisamente per questo che il confronto tra Paesi dovrebbe venire dopo l’analisi del contribuente, mai prima.


Domande frequenti

Quale Paese conviene fiscalmente a un imprenditore italiano nel 2026?

Non esiste una destinazione migliore in assoluto. Dipende dalla fonte dei redditi, dalla presenza fisica, dai legami personali e familiari, dalla struttura societaria, dal mercato di riferimento e dal periodo durante il quale si intende mantenere la nuova residenza.

Dubai applica imposte sul reddito personale?

Gli Emirati non applicano una generale imposta federale sui redditi personali. Per un italiano, però, il beneficio fiscale richiede un trasferimento effettivo della residenza, valutato secondo la normativa italiana e le regole internazionali applicabili.

La crisi del 2026 ha reso Dubai meno conveniente?

La crisi ha ridotto le compravendite e prodotto ribassi o maggiori margini di negoziazione in alcuni segmenti immobiliari, mentre turismo e aviazione hanno successivamente recuperato parte delle perdite. La struttura fiscale federale degli Emirati non è stata modificata dalla crisi.

Il regime turco del 2026 esenta tutti i redditi provenienti dall’estero?

No. La Legge n. 7582 riguarda i redditi e proventi qualificabili come ottenuti fuori dalla Turchia e richiede il rispetto di specifiche condizioni personali e fiscali. La provenienza estera del pagamento non è, da sola, sufficiente a determinare il trattamento fiscale.

Il regime NHR portoghese esiste ancora nel 2026?

Il vecchio NHR non è disponibile per chi decide di trasferirsi oggi. Restano i diritti di chi ne beneficiava già e le situazioni ammesse dalla disciplina transitoria relativa ai trasferimenti effettuati entro il 2024.

Che cos’è l’IFICI?

È il nuovo incentivo fiscale portoghese per ricerca, innovazione e determinate attività e professioni qualificate. Prevede, quando ricorrono le condizioni, un’aliquota speciale del 20% su determinati redditi portoghesi e un trattamento agevolato di alcuni redditi esteri, con eccezioni rilevanti.

Un residente IFICI paga tasse sui dividendi ricevuti da Dubai?

La FAQ ufficiale portoghese presenta proprio questo caso: i dividendi provenienti da una società di Dubai sono tassati al 35% nell’esempio, a causa della classificazione portoghese degli Emirati come giurisdizione a fiscalità chiaramente più favorevole.

Trasferire la società a Dubai significa smettere di essere fiscalmente residenti in Italia?

No. La residenza fiscale della persona e quella della società sono questioni distinte. Per una persona fisica italiana occorre verificare residenza, domicilio, presenza effettiva e gli altri criteri previsti dalla normativa applicabile.


La Redazione

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