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Italiani a Dubai: chi parte, chi resta e perché

Tempo di lettura : 3 minuti

Nelle ultime settimane la community italiana a Dubai si è trovata davanti a una domanda che pochi si erano mai posti seriamente: vale ancora la pena stare qui? La risposta non è uniforme. C’è chi ha già fatto le valigie, chi non ha nessuna intenzione di muoversi, e chi sta calcolando tutto al centesimo prima di decidere.


Indice

  1. I numeri: quanti italiani ci sono e quanti stanno andando
  2. Chi lascia: le ragioni di chi ha scelto di partire
  3. Chi resta: le ragioni di chi non si muove
  4. Il caso fiscale: restare per non perdere lo status
  5. Cosa sta succedendo al mercato immobiliare
  6. La domanda che tutti si fanno

I numeri: quanti italiani ci sono e quanti stanno andando

Negli Emirati Arabi Uniti vivono stabilmente circa 30.000 italiani, 70.000 se si conta l’intero Golfo. Il ministro degli Esteri Tajani ha definito la comunità emiratina “una città intera”. Come riporta anche Il Fatto Quotidiano, di questa città, una parte si è già mossa. Dall’inizio del conflitto, circa 25.000 cittadini italiani sono rientrati in Italia dai paesi del Golfo, ma la maggior parte erano turisti o persone in transito, non residenti. La comunità stabile ha reagito in modo diverso: più cauta, più radicata, più abituata a valutare i rischi con la testa.

Il segnale più concreto arriva dalla Svizzera. In tre settimane, un’agenzia immobiliare di lusso del Ticino ha ricevuto circa cinquanta richieste di acquisto da persone che avevano lasciato la Svizzera per Dubai uno o due anni fa e oggi chiedono di rientrare, un flusso che il settore immobiliare ticinese non vedeva da anni.

Chi lascia: le ragioni di chi ha scelto di partire

Le motivazioni di chi ha deciso di andarsene si concentrano su tre aree. La prima è la sicurezza percepita, non necessariamente quella reale. Chi lascia Dubai lo fa principalmente per ragioni di sicurezza geopolitica percepita, stabilità normativa e tutela patrimoniale, ritenute più affidabili e prevedibili nel lungo periodo in altri contesti.

La seconda ragione riguarda le famiglie con figli. Molti residenti oscillano tra la volontà di rimanere al proprio posto di lavoro e la tentazione di mandare in anticipo famiglia e figli in Europa. In molti casi la soluzione adottata è stata questa: i figli tornano, il lavoratore resta. La terza è più pratica: chi aveva un contratto in scadenza, un affitto da rinnovare o un progetto in fase di lancio ha colto il momento per rimandare tutto a data da definire, scegliendo la flessibilità invece della continuità.

La maggioranza dei residenti italiani è rimasta. Chi vive negli Emirati da anni continua la propria quotidianità senza particolari cambiamenti, e molti imprenditori italiani continuano a vedere Dubai come una destinazione strategica per fare impresa e sviluppare opportunità di internazionalizzazione.

Le ragioni sono concrete. Il mercato del lavoro non si è fermato. Le aziende italiane operative negli Emirati continuano a lavorare. I contratti attivi restano attivi. E soprattutto, chi ha costruito una rete di relazioni, clienti e opportunità in anni di lavoro non la abbandona facilmente per un momento di incertezza, per quanto serio. I consigli imprenditoriali che rappresentano decine di nazionalità a Dubai stanno lavorando sulla comunicazione come elemento chiave, puntando su stabilità e prevedibilità come asset competitivi anche in questa fase.

Il caso fiscale: restare per non perdere lo status

C’è una categoria di residenti che ha una ragione in più per non muoversi, e che non viene raccontata spesso. Alcuni soggetti sono preoccupati di perdere lo status fiscale favorevole garantito dagli Emirati, che non prevede imposte sul reddito per le persone fisiche, gli investitori o la maggior parte delle aziende. Nelle settimane più acute della crisi, esisteva un flusso di persone che cercavano imbarchi verso Dubai proprio per non perdere questo status. Un argomento caldo, seguitissimo e molto discusso, anche sulle pagine de Il Sole 24 ORE.

Chi ha costruito la propria pianificazione fiscale intorno alla residenza emiratina sa che un’assenza prolungata può avere conseguenze serie. Perdere i requisiti di residenza significa perdere i vantaggi che hanno motivato, in molti casi, la scelta originale di trasferirsi.

Cosa sta succedendo al mercato immobiliare

Il mercato immobiliare residenziale di Dubai ha registrato un calo delle transazioni fino al 25%, con volumi scesi da circa 7,5 a 5,6 miliardi di dollari nelle ultime settimane. Ecco i volumi approfonditi su Idealista. Ma il quadro è più sfumato di quanto sembri. Chi ha comprato sulla carta negli ultimi 12 mesi non è particolarmente preoccupato: ha piani di pagamento stabiliti per immobili che verranno consegnati tra due o tre anni. Chi invece ha comprato tre anni fa e sta per ricevere la consegna non potrà puntare sull’affitto turistico di breve termine per molti mesi, ma potrà sfruttare il long term rental, cioè chi vive a Dubai.

In altre parole: il rallentamento c’è, ma non è un crollo. E chi resta a Dubai crea domanda di affitti a lungo termine, compensando in parte il crollo del turismo.

La domanda che tutti si fanno

Restare o partire è una decisione personale che dipende da variabili che nessun articolo può pesare al posto di chi la deve prendere. Dipende dal tipo di lavoro, dalla struttura familiare, dal livello di radicamento, dalla propensione al rischio e dalla capacità di reggere l’incertezza nel medio periodo.

Quello che i dati dicono è che la maggioranza della comunità italiana stabile negli Emirati ha scelto di restare. E che chi è partito, in molti casi, lo ha fatto con l’intenzione di tornare quando la situazione si stabilizzerà.

QuiDubai continua a monitorare la situazione. Se vuoi raccontarci la tua storia o la tua scelta, scrivici. Le voci della community sono parte del giornalismo che vogliamo fare.


Paul Fasciano

Direttore editoriale di QuiDubai.com, Paul k. Fasciano è un mental coach prestato al mondo della comunicazione. E' anche business coach, consulente e autore.

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