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Cosa manca di Milano quando vivi a Dubai

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Agosto a Dubai mi fa un effetto strano: svuota la città e riempie i pensieri. Gli expat partono, i centri commerciali si allargano nel silenzio, e in quella quiete insolita vengono a galla le cose che dell’Italia, in particolare della mia Milano, non sapevo di volere ancora.

Ho passato la mia prima estate a Dubai convinta che la nostalgia fosse una debolezza da superare. Tre anni dopo, ho smesso di combatterla. La nostalgia di Milano in agosto a Dubai è precisa, geometrica, quasi cartografica: sai esattamente cosa ti manca, dove si trova, a che ora del giorno lo senti di più… quel vuoto tutto italiano. Manca la trattoria sotto casa dove il proprietario conosce il tuo nome e porta il vino con un appetizer prima che tu lo chieda. Mancano le conversazioni in italiano per strada tra sconosciuti, quella confidenza immediata che a Dubai richiede mesi di costruzione. Manca il rumore specifico di una città che si sveglia tardi il sabato, col caffè che bolle e qualcuno che litiga con qualcun altro e che puoi sentire distintamente dalla finestra aperta.

A Dubai si vive benissimo. Non fraintendetemi. Si mangia bene, si lavora in sicurezza, si dorme sapendo che fuori è tranquillo. Tutto funziona con una precisione che anche per la cosmopolita Milano sembrava impossibile. E tuttavia, in certi momenti di agosto, ti sorprendi a voler tornare esattamente in quella cosa che non funzionava proprio come un orologio svizzero, in quell’imperfezione calda e rumorosa che ancora chiamo casa.

Questo articolo è per chi quella sensazione la conosce. Per i miei amici italiani qui a Dubai e per quelli che mi leggono in Italia. E anche per chi sta valutando il trasferimento in questo luogo lontano (e così tanto vicino al futuro) e vuole sapere cosa troverà dall’altra parte se mai decidesse per il salto.


Cosa manca di Milano a Dubai: il cibo che non si replica

Il cibo italiano a Dubai esiste, ed è spesso buono. Ci sono ristoranti italiani seri, pasta fatta a mano, pizze napoletane cotte nel forno a legna, vini importati con cura. La comunità italiana porta con sé un intero sistema gastronomico, e si sente. Ok, il cibo italiano che puoi dire che è proprio quello che sai di conoscere, costa caro. I ristoranti italiani dove si mangia bene, sono anche i migliori della città, e quindi non ci vai proprio tutti i giorni. Diventa l’happening di una volta o due al mese. Va da sè, allora, che quello che manca del tutto è l’architettura intorno al cibo, il contesto in cui accade. La trattoria di quartiere dove si pranza senza prenotare, dove il menu scritto a mano cambia ogni giorno, dove il cameriere porta l’acqua frizzante e il pane e poi sparisce per un quarto d’ora. Il mio “quanto mi piacerebbe” tutto italiano è il bar del mattino con il bancone lungo e la fila disordinata di persone che bevono in piedi. Oppure il mercato di quartiere dei miei tempi a Roma, con le verdure ancora con la terra sopra.

La bilancia qui pesa sull’altro piatto. A Dubai si mangia spesso in luoghi bellissimi, con presentazioni impeccabili e personale formatissimo. Il cibo è buono. L’esperienza del cibo, quella materia prima e un po’ caotica che in Italia è quotidiana, si trova raramente e di solito richiede una caccia al tesoro.

Il caffè, soprattutto il caffè

Il caffè a Dubai è un capitolo a parte. Ci sono caffetterie eccellenti, specialty coffee di qualità mondiale, baristi con latte art che vincono premi internazionali. Quello che manca è il caffè da un euro (ai tempi almeno) al bar della piazzetta, con la tazzina già calda sulla caffettiera vintage e il barista che lo prepara mentre stai ancora cercando i soldi. Quella velocità, quella familiarità, quella piccola perfezione imperfetta, ma quotidiana, si porta dietro un modo di stare nel mondo che a Dubai semplicemente non esiste. E vabbè, abbiamo altro, mi viene detto.

Il tessuto umano: amicizie che resistono al tempo

A Dubai le amicizie nascono in fretta e spesso finiscono quando qualcuno riparte. È la caratteristica strutturale di una città di expat: le persone arrivano con una valigia e ripartono con un container, e nel mezzo costruiscono legami intensi o provvisori.

Le amicizie italiane hanno una texture diversa. Resistono alle distanze, ai silenzi, ai cambiamenti. L’amica con cui sei cresciuta, quelle tre amiche del liceo che ti si cuciono addosso, il collega con cui hai condiviso cinque anni di ufficio e che ascoltava della musica strepitosa, il vicino che saluti da quindici anni e ti ci fermi a chiacchierare volentieri: sono relazioni che esistono indipendentemente dalla tua presenza quotidiana, che ti aspettano dov’erano quando torni.


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A Dubai costruisci nuove amicizie, e alcune sono profonde e reali. Il punto è che ogni volta che qualcuno di importante riparte, ricostruisci. È un lavoro continuo, nobile e faticoso, che a Milano non sapevo di non dover fare. E poi, parlare italiano per strada con qualcuno che non sai chi è, sentire il dialetto milanese di passaggio in metropolitana, capire una battuta senza che nessuno debba spiegarla. Sono cose talmente ordinarie in Italia che diventano invisibili. A Dubai diventano evidenti per contrasto, e le noti ogni volta che qualcuno dice qualcosa in inglese e tu sai che in italiano quella cosa si direbbe in modo leggermente diverso.

La città a misura di errore

L’Italia tollera l’imperfezione con una grazia che Dubai non ha e probabilmente non cerca. A Dubai tutto funziona: i trasporti, i servizi, le consegne, le pratiche burocratiche. L’efficienza è reale e quotidiana. Bellissimo, ok, questo sì che mi mancherebbe se tornassi domani alla mia amata Italia, dove la burocrazia e l’inefficienza sono parte della texture quotidiana. Come un abito scomodo che si ostinano a cucirti addosso.

Milano ha buche nelle strade, ritardi nei tram, uffici pubblici o negozi col cartello “torno subito”. Ha anche una vitalità caotica che produce incontri inaspettati, angoli di bellezza nascosti tra palazzi scrostati, mercatini improvvisati che non esistevano la settimana prima. La città respira in modo irregolare, e in quella irregolarità succede sempre qualcosa.

A Dubai la città non fa errori. È progettata per non farne. Questo produce una qualità della vita alta e una certa monotonia estetica, quella sensazione che ogni quartiere nuovo assomigli al precedente e che la sorpresa richieda uno sforzo intenzionale per essere trovata.

Il mercato, la spesa, il sabato mattina

La spesa a Dubai è efficiente, diversificata e spesso cara. I supermercati hanno tutto, le app consegnano in max trenta minuti, i mercati degli expat vendono prodotti di qualità da tutto il mondo.

Quello che manca è il martedì o il giovedì mattina al mercato di quartiere, che sai che aprono il banco anche i contadini della campagna a km 0, e tu con la borsa di tela e il piano vago di comprare qualcosa di fresco. La signora che vende i peperoni più buoni che hai mai assaggiato e ti regala le erbe aromatiche, consigliandoti pure come usarle nella sua “ricetta perfetta”. E quanto adoravo il formaggio comprato direttamente dal produttore venuto dalla provincia! per non parlare del pane ancora caldo che te ne mangi la metà mentre lo porti a casa! La spesa a Dubai è un’operazione logistica. A Milano era un’attività sociale con acquisti accessori.


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Quello che l’Italia non ti dà e Dubai sì

Questo articolo parla di mancanze, e sarebbe disonesto chiuderlo senza l’altra parte del conto. Lo trovo doveroso verso quella che oggi è la mia prima casa.

Milano in agosto è una città a metà. Caldo umido, code agli uffici fino ai primi del mese, poi gli uffici chiudono e ci si rivede a settembre. Agosto si porta appresso quella sensazione di assenza perché chi può se ne è andato. Dubai in agosto è calda e difficile, ma è anche aperta sul mondo, costruita su misura per essere facile, gustosa, ricca, e tutto questo fa presto a diventare tuo e a trasformarla nella tua città, con le sue routine sicure quando trovi i tuoi posti. Quando costruisci finalmente una mappa della tua Dubai (c’è voluto almeno un anno per me), tutto diventa meno estraneo, raggiungibile, migliore. Poi su quella mappa scrivi nuove x e ognuna nasconde un tesoro.

Quello che Dubai dà e Milano fatica a restituire è la sensazione concreta di sicurezza, la certezza che domani funzionerà come oggi, lo spazio fisico e mentale per lavorare senza la pressione diffusa di un sistema percepito come ostile. Sono cose che in Italia diventano evidenti solo dopo averle perse.

La nostalgia di Milano a Dubai è reale e periodica. Torna puntuale in agosto, a Natale, ogni volta che qualcuno da casa manda una foto di un aperitivo sul Naviglio. E poi passa, per fortuna, perché ti guardi di nuovo intorno e sai che sei proprio dove devi essere: nel luogo che sta costruendo il futuro.


Isabelle Palazia

Isabelle Palazia è Business Development Manager per una scale-up tech a Dubai. Vive a Dubai Marina dal 2023 e condivide la sua esperienza expat per aiutare altri italiani a navigare la vita negli UAE. Seguila su Instagram [@isabelle_palazia] per tips quotidiani e behind-the-scenes della vita a Dubai.

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