Dirham digitale Dubai 2027: mBridge e la fine di SWIFT nel Golfo

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In sintesi:

Il dirham digitale Dubai 2027 entra nella fase operativa: il primo pagamento governativo reale è avvenuto a novembre 2025 tramite mBridge. La banca centrale degli UAE (CBUAE) ha costruito un’architettura CBDC su due livelli, wholesale e retail, dentro un programma che comprende accordi bilaterali con India e Singapore. mBridge è vicina al lancio commerciale: riduce i costi di transazione di circa il 50% rispetto ai sistemi tradizionali, esclude SWIFT dalla catena di regolamento, e nel 2024 il BIS ha ceduto la governance alle banche centrali partecipanti, con la Cina in posizione dominante. Per chi gestisce operazioni finanziarie tra Europa e Golfo, questa infrastruttura è già una variabile operativa.

A novembre 2025 il Ministero delle Finanze degli Emirati, il Dipartimento delle Finanze di Dubai e la banca centrale CBUAE hanno eseguito insieme un pagamento governativo in valuta digitale. Era il primo nella storia degli UAE, avvenuto sulla piattaforma mBridge, in un contesto di transazione reale e non in un ambiente di test. Il dirham digitale Dubai 2026 non è più un progetto pilota su carta. Ha già un primo pagamento a bilancio, una struttura normativa, due partner tecnologici (G42 Cloud e R3), e un posto dentro il programma di trasformazione dell’infrastruttura finanziaria emiratina che comprende nove iniziative parallele.

Come funziona e cosa cambia nella pratica dei pagamenti internazionali?


Cos’è mBridge e perché il BIS se n’è andato

mBridge è una piattaforma di regolamento interbancario cross-border costruita su tecnologia a registro distribuito. Permette alle banche centrali partecipanti di scambiare valute digitali direttamente, senza passare per SWIFT o per una banca corrispondente di terza parte. Il progetto è nato nel 2021 dentro il BIS Innovation Hub di Hong Kong, con quattro banche centrali fondatrici: CBUAE (Emirati), HKMA (Hong Kong), BOT (Thailandia) e PBoC (Cina). Nel 2023 si è aggiunta la Saudi Central Bank (SAMA), portando il sistema a cinque partecipanti e allargando la copertura geografica al cuore del Golfo.

Nel 2024 il BIS ha completato il trasferimento della governance alle banche centrali partecipanti. La mossa ha una spiegazione tecnica — il sistema era pronto per la fase successiva alla sperimentazione — e una lettura geopolitica che diversi osservatori hanno sottolineato: la banca centrale cinese, la PBoC, è in posizione dominante nella struttura operativa che è rimasta. mBridge condivide l’infrastruttura con il sistema di pagamento interbancario cinese CIPS, l’alternativa alla rete SWIFT che Pechino gestisce dal 2015.

Il punto rilevante per chi opera dall’esterno è la struttura di connessione. Un pagamento che passa per mBridge entra in un circuito che include il sistema CIPS. Questo non è necessariamente un problema operativo, ma è una variabile geopolitica concreta che le aziende europee attive nel Golfo stanno già valutando.

I numeri: costi, tempi e confronto con SWIFT

Il vantaggio di costo è la ragione principale per cui mBridge ha raccolto interesse commerciale. I dati circola con una certa omogeneità tra gli operatori del settore: le commissioni di transazione su mBridge si collocano intorno alla metà di quelle dei sistemi tradizionali di corrispondenza bancaria internazionale.

Il confronto con SWIFT riguarda specificamente i pagamenti interbancari di valore elevato, cioè il segmento wholesale che è il target primario di mBridge nella sua fase attuale. Un pagamento via SWIFT in questa fascia porta con sé commissioni di conversione valutaria, costi di clearing su banca corrispondente e tempi di regolamento che possono andare da uno a tre giorni lavorativi. mBridge promette il regolamento in tempo reale, con accesso diretto tra banche centrali.

A giugno 2026, secondo le dichiarazioni dei partecipanti al progetto, mBridge è in fase di near-commercial launch. Il termine indica un sistema che ha superato la fase MVP (Minimum Viable Product) e sta completando i requisiti per il lancio a operatori bancari privati. La CBUAE ha confermato che le banche commerciali emiratine possono partecipare alla piattaforma come istituzioni abilitate.

Il dirham digitale: struttura a due livelli e primo pagamento reale

La strategia per il dirham digitale è stata presentata dalla CBUAE a marzo 2023 come parte del programma FIT (Financial Infrastructure Transformation). L’architettura è a due livelli: emissione wholesale tra banche centrali e istituzioni finanziarie autorizzate, e distribuzione retail attraverso quegli stessi intermediari ai clienti finali.

Il pilota wholesale è stato il primo completato. A novembre 2025 il pagamento governativo tra Ministero delle Finanze, Dubai Finance Department e CBUAE ha rappresentato la prima transazione in dirham digitale con valore reale — non simulato, non in sandbox, ma in un flusso finanziario effettivo dello Stato emiratino.

Il pilota retail è stato annunciato separatamente, con un gruppo di banche commerciali che hanno testato il sistema con clienti selezionati. Il completamento di questa fase e il lancio graduale più ampio sono previsti in un orizzonte che la CBUAE non ha ancora fissato con una data pubblica, ma che rientra nel programma FIT il cui arco temporale arriva al 2026-2027.

Sul lato della stablecoin, tre grandi attori emiratini — IHC (International Holding Company), ADQ e First Abu Dhabi Bank — hanno dichiarato l’intenzione di emettere una stablecoin ancorata al dirham sotto la supervisione della CBUAE. Il framework regolatorio per le stablecoin è in fase di finalizzazione. Questo livello del sistema opera in parallelo al dirham digitale istituzionale e punta a un segmento diverso: i pagamenti retail di valore più basso e le transazioni peer-to-peer.

Il corridoio con Singapore e l’accordo India

Il 18 ottobre 2026, a margine delle Assemblee annuali del FMI e della Banca Mondiale a Bangkok, Ahmed Saeed Al Qamzi della CBUAE e i vertici della Monetary Authority of Singapore (MAS) hanno confermato l’intenzione di espandere la cooperazione su CBDC e pagamenti transfrontalieri tramite QR code.

La base è un memorandum d’intesa che risale al 2009, costruito su diciassette anni di partnership finanziaria. Il commercio bilaterale non petrolifero UAE-Singapore ha raggiunto 6,54 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 25,3% in un anno. Gli investimenti diretti emiratini a Singapore sono arrivati a 5,12 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025.

Il corridoio con l’India è parte della prima fase della strategia CBDC della CBUAE: una proof-of-concept per ponti bilaterali di valuta digitale tra dirham e rupia digitale. L’India è il primo partner commerciale degli UAE per volume di scambi, con una comunità di circa tre milioni di lavoratori emiratini di origine indiana che movimentano rimesse per decine di miliardi di dollari all’anno.

Questi accordi bilaterali costruiscono una rete di corridoi di pagamento alternativi ai sistemi tradizionali. La traiettoria è verso un’infrastruttura regionale che connette Golfo, Asia meridionale e Asia orientale su canali diretti, a costi inferiori e con tempi di regolamento misurati in secondi.

Cosa cambia per chi opera tra Europa e Golfo

Per un’azienda italiana o europea con operazioni negli Emirati, il cambiamento più immediato è nella struttura dei costi di pagamento. Chi oggi gestisce flussi finanziari regolari verso o dagli UAE attraverso banche corrispondenti e circuito SWIFT si trova di fronte a un sistema alternativo che, quando sarà in produzione per gli operatori privati, offrirà un risparmio significativo sulle commissioni di transazione.

Il secondo elemento è la velocità di regolamento. Un pagamento commerciale che oggi richiede due giorni lavorativi via SWIFT potrebbe essere regolato in pochi secondi su un’infrastruttura CBDC. Per le aziende che gestiscono catene di fornitura con fornitori emiratini o del Golfo, questo cambia il capitale circolante necessario a coprire i giorni di float bancario.

Il terzo elemento è la dimensione geopolitica. mBridge è connessa a CIPS, e questo significa che un pagamento su quella rete passa attraverso un’infrastruttura sotto controllo cinese. Per le aziende soggette a compliance in materia di sanzioni e controlli sui pagamenti internazionali — in particolare quelle con esposizione al mercato americano — questo richiede una valutazione caso per caso con il proprio team legale e di compliance.

La scelta tra SWIFT e mBridge non sarà automatica. Per i pagamenti di valore elevato tra banche, mBridge offre un vantaggio di costo reale. Per le aziende con requisiti di compliance stringenti rispetto ai circuiti di pagamento, la valutazione del rischio geopolitico è una variabile che non può essere ignorata.

Un’infrastruttura già in funzione

Il dirham digitale Dubai 2026 ha superato la fase del progetto sulla carta. Ha un primo pagamento governativo reale, ha una struttura normativa in costruzione, ha partner tecnologici nominati e ha accordi bilaterali attivi con Singapore e India.

mBridge, da parte sua, è arrivata al punto in cui i costi operativi della piattaforma sono inferiori a quelli che i partecipanti pagavano su SWIFT. Questo è il momento in cui i sistemi finanziari smettono di essere esperimenti e diventano infrastruttura.

Chi opera tra Europa e Golfo ha circa dodici mesi per capire questa infrastruttura prima che diventi la normalità operativa. Non è molto tempo.


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