In sintesi
Un asset digitale è qualsiasi valore che esiste solo in forma digitale e può essere posseduto, trasferito o scambiato. La categoria è larga. Dentro ci entrano le criptovalute come Bitcoin ed Ethereum, i token emessi da aziende o protocolli, le stablecoin ancorate a valute fiat, i token che rappresentano quote di fondi o immobili, gli NFT. Quello che li accomuna è che non hanno una controparte fisica: esistono come registrazioni su un registro distribuito o su un sistema informatico, e il possesso è dimostrato dalla chiave crittografica, non da un documento cartaceo.
La distinzione che conta dal punto di vista regolatorio non è tra “cripto” e “non cripto”, ma tra la funzione che l’asset svolge. Un token usato per pagare è trattato come strumento di pagamento. Un token che dà diritto a dividendi o a una quota di utili è trattato come titolo finanziario. Un token che serve solo a speculare sul prezzo vive in una zona grigia che i regolatori stanno ancora definendo. È esattamente per questo che negli UAE ci sono cinque autorità invece di una: ciascuna copre la funzione che le compete.
Il sistema emiratino degli asset digitali coinvolge quindi cinque autorità. Per chi opera a Dubai entrano in gioco la Banca Centrale UAE (CBUAE), la Capital Market Authority (CMA, ex SCA), la Virtual Assets Regulatory Authority (VARA) e, nel DIFC, la Dubai Financial Services Authority (DFSA). La Financial Services Regulatory Authority (FSRA) regola invece l’ADGM, ad Abu Dhabi, e rappresenta una giurisdizione alternativa per chi deve scegliere dove insediare la propria attività. Non esiste un regolatore unico. Da quella scelta, insieme al prodotto offerto e al mercato servito, discendono le licenze necessarie e le autorità competenti.
Chi regola gli asset digitali a Dubai
La narrazione che circola su Dubai e gli asset digitali è semplice: un porto regolamentato, un quadro chiaro, un’alternativa razionale all’ambiguità della SEC americana o alla burocrazia di MiCA europea. Chi vuole operare con criptovalute, stablecoin o token fuori dalle grandi giurisdizioni tradizionali guarda a Dubai come a una destinazione ovvia. E in effetti qualcosa di vero c’è: negli ultimi tre anni gli UAE hanno costruito un’architettura regolatoria reale, con licenze operative, autorità con poteri di sanzione e un mercato che funziona.
Il problema è che quella narrazione si ferma a metà. Descrive il risultato finale come se fosse un sistema unitario, guidato da un’unica autorità con regole uniformi. Non è così. Il sistema emiratino per gli asset digitali coinvolge cinque regolatori distinti, ciascuno con un mandato specifico, un perimetro territoriale definito e, in alcuni punti, competenze che si sovrappongono in modo non banale. Chi arriva a Dubai avendo in mente solo VARA, il regolatore più visibile, si trova a fare i conti con una mappa molto più complessa nel momento in cui passa dalla struttura all’operatività.
Capire quella mappa prima di qualunque decisione non è un dettaglio tecnico. È il presupposto.
Asset digitali negli UAE: cinque autorità
Prova a cercare online chi regola le criptovalute a Dubai. Troverai VARA, quasi sempre soltanto VARA. È il regolatore più visibile, quello che rilascia le licenze di cui parlano i comunicati stampa. Ma se porti a Dubai un’attività che emette token ancorati al dirham, rispondi anche alla Banca Centrale. Se operi dal DIFC, la tua autorità è la DFSA, che non ha nulla a che fare con VARA. Se scegli Abu Dhabi invece di Dubai, arrivi alla FSRA dell’ADGM. E sopra tutto questo c’è la CMA, il regolatore federale che dal gennaio 2026 ha sostituito la SCA. Cinque autorità, cinque perimetri, una sola etichetta: asset digitali.
CBUAE (Banca Centrale UAE). Autorità federale con competenza su moneta, stabilità finanziaria e pagamenti. Nel quadro degli asset digitali, la CBUAE regola i payment token: strumenti digitali progettati per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta fiat e utilizzabili nei pagamenti. La Payment Token Services Regulation, in vigore dal 31 agosto 2024, disciplina emissione, conversione, custodia e trasferimento di questi strumenti. Impone una licenza o registrazione CBUAE anche quando l’operatore possiede già un’autorizzazione per asset virtuali rilasciata da un altro regolatore. Il programma Digital Dirham, la CBDC emiratina, è interamente sotto il suo mandato.
CMA, ex SCA (Capital Market Authority). Dal 1° gennaio 2026, la Securities and Commodities Authority si chiama Capital Market Authority, abbreviata CMA, ai sensi dei Federal Decree-Laws 32 e 33 del 2025. Il nuovo organismo è il successore giuridico della SCA. La CMA è il regolatore federale dei mercati dei capitali e degli asset virtuali destinati all’investimento, con competenza su tutto il territorio emiratino al di fuori delle financial free zone. A Dubai il rapporto con VARA è disciplinato dalla normativa federale e dall’accordo di coordinamento concluso nel 2024: VARA conserva i poteri attribuiti dalla Dubai Law n. 4/2022 e opera entro il proprio perimetro territoriale.
VARA (Virtual Assets Regulatory Authority). Istituita dalla Dubai Law n. 4 del 2022, VARA è il regolatore degli asset virtuali nell’emirato di Dubai. La sua competenza territoriale comprende la mainland e tutte le free zone di Dubai, con la sola esclusione del DIFC. L’accordo concluso nel settembre 2024 tra l’allora SCA (oggi CMA) e VARA ha creato un meccanismo di coordinamento e passporting: i VASP autorizzati da VARA possono accedere alla registrazione federale per servire il mercato emiratino nel suo complesso, secondo le procedure concordate. Il meccanismo non comprende ADGM e DIFC. VARA ha potere di multa, sospensione e revoca della licenza.
ADGM/FSRA (Abu Dhabi Global Market). Financial free zone nell’emirato di Abu Dhabi, istituita sulla base della legislazione federale e della legge di Abu Dhabi n. 4 del 2013, con un ordinamento civile e commerciale basato sul common law inglese. La FSRA opera dal 2018 con un framework dedicato per exchange, custodi, broker e altri intermediari di asset digitali, anticipando VARA di quattro anni. ADGM non rientra nel meccanismo di coordinamento VARA-CMA: chi ottiene la licenza FSRA non ha un passporting automatico verso il resto degli emirati, e viceversa.
DFSA (Dubai Financial Services Authority). Regola le attività finanziarie svolte nel o dal DIFC, la financial free zone di Dubai. Opera in modo indipendente da VARA, con un framework proprio per i crypto token. Dal 12 gennaio 2026, le imprese devono valutare e documentare direttamente l’idoneità dei crypto token che utilizzano: la DFSA ha eliminato l’elenco prestabilito di token riconosciuti, trasferendo la responsabilità di assessment all’operatore. La licenza DFSA autorizza lo svolgimento di servizi finanziari nel o dal DIFC; non sostituisce le autorizzazioni eventualmente richieste per operare nella mainland o in altre giurisdizioni.
Dove le competenze si sovrappongono
La sovrapposizione principale riguarda i payment token. Un operatore autorizzato da VARA che offre anche servizi relativi a stablecoin o token usati come mezzo di pagamento entra nel perimetro della CBUAE. Le due autorizzazioni seguono la natura delle attività svolte: VARA presidia i servizi in asset virtuali; la Banca Centrale controlla emissione, conversione, custodia e trasferimento dei token usati come strumento di pagamento. Non si tratta di una sovrapposizione indefinita: la Payment Token Services Regulation del 2024 definisce criteri e obblighi specifici.
Il secondo piano riguarda le financial free zone. ADGM e DIFC dispongono di ordinamenti civili e commerciali autonomi: ADGM applica un sistema basato sull’English Common Law; il DIFC ha sviluppato una propria architettura normativa di matrice common law. Chi è attivo sia in mainland Dubai sia in ADGM risponde a due regimi paralleli, con licenze separate e requisiti distinti.
Il terzo livello è il coordinamento tra regolatori. A Dubai, VARA è l’interlocutore dedicato per gli asset virtuali fuori dal DIFC. Nell’emirato di Abu Dhabi la FSRA regola esclusivamente l’ADGM, mentre le attività svolte fuori dalla financial free zone ricadono nel quadro federale della CMA e, per i payment token, della CBUAE. Il meccanismo di passporting VARA-CMA ha semplificato un segmento del problema; l’architettura complessiva resta plurale.
Tre regimi per tre modelli operativi
La coesistenza di VARA, FSRA e DFSA produce una competizione regolatoria interna. I tre regimi attirano modelli operativi differenti. Le fonti ufficiali descrivono soprattutto coordinamento, specializzazione e interoperabilità: l’idea che la frammentazione costituisca una strategia deliberata è una lettura del sistema, non un fatto normativo documentato.
Nella scelta della giurisdizione gli operatori valutano mercato servito, attività autorizzabili, capitale richiesto, regole di custodia, accesso alla clientela e costi di compliance. VARA offre accesso all’ecosistema di Dubai fuori dal DIFC: mainland e free zone dell’emirato. ADGM dispone di un quadro sviluppato dal 2018 per exchange, custodi, broker e operatori istituzionali. La DFSA inserisce i crypto token nel piu ampio sistema dei servizi finanziari autorizzati nel o dal DIFC, con responsabilita di valutazione direttamente in capo all’operatore dal gennaio 2026.
Il regolatore competente non dipende solo dalla scelta di dove costituire la struttura. Prodotto, territorio e clientela raggiunta determinano autorizzazioni e autorità. In alcuni modelli operativi è necessario interagire con più di un regolatore in parallelo.
Il Digital Dirham come variabile di sistema
Il programma Digital Dirham è pluriennale. Nel gennaio 2024 la CBUAE ha emesso i primi Digital Dirham sulla propria piattaforma, completando anche un pilot retail con valore reale. Nel 2025 è stata eseguita la prima transazione finanziaria governativa. Lo sviluppo dei casi d’uso retail, wholesale e transfrontalieri prosegue nel 2026.
Un Digital Dirham accessibile su larga scala potrebbe modificare il mercato degli stablecoin denominati in AED. La direzione resta aperta: la CBUAE sviluppa la propria CBDC e, nello stesso tempo, autorizza emittenti privati di Dirham Payment Token. CBDC e stablecoin regolamentate possono convivere e servire funzioni differenti. La diffusione dell’infrastruttura pubblica potrebbe accrescere il peso operativo della CBUAE nell’ecosistema degli asset digitali.
Se l’infrastruttura CBDC diventasse dominante per i pagamenti in dirham, la CBUAE tornerebbe al centro del sistema con una visibilità oggi inferiore a quella di VARA. VARA resterebbe competente sugli asset virtuali non classificabili come payment token. Quanto dello spazio oggi occupato dagli stablecoin privati in AED verrebbe assorbito dalla CBDC è una domanda aperta, non una conclusione.
Il segnale geopolitico
Gli UAE stanno costruendo un’architettura regolatoria per gli asset digitali che non replica né il modello europeo né quello americano. Il Markets in Crypto-Assets Regulation europeo (MiCA) introduce standard armonizzati, con possibilità per gli Stati membri di designare una o più autorità competenti e con ruoli di supervisione assegnati anche a EBA ed ESMA. La disciplina statunitense è distribuita tra SEC e CFTC, con perimetri ancora in parte controversi.
Il modello UAE combina un regolatore federale (CMA), un regolatore emiratino dedicato (VARA) e due financial free zone con framework autonomi. Il risultato è un sistema per giurisdizione, non un regime unico. Ciascun regime attira un segmento diverso di capitale internazionale e risponde a logiche distinte di governance e protezione degli investitori.











