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Intelligenza artificiale Dubai 2027: gli Emirati costruiscono, l’Europa regola

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In sintesi: Dal gennaio 2026 un sistema di intelligenza artificiale siede come membro consultivo nel gabinetto del governo emiratino. Microsoft ha impegnato 15,2 miliardi di dollari in UAE tra il 2023 e il 2029. Gli Emirati guidano il mondo per uso pro capite dell’AI generativa, con il 59,4% della popolazione. L’Europa in quello stesso periodo ha pubblicato l’AI Act, un testo di 144 articoli che stabilisce cosa le aziende non possono fare. La distanza tra i due approcci è diventata una variabile geopolitica concreta. A gennaio 2026 il gabinetto del governo degli Emirati Arabi Uniti ha accolto un nuovo membro consultivo. Siede nei consigli di amministrazione delle entità federali, fornisce analisi in tempo reale delle risoluzioni e partecipa al Consiglio di Sviluppo Ministeriale. È un sistema di intelligenza artificiale.

Lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum lo aveva annunciato su X a fine 2025: dal 2026 l’AI entra nelle istituzioni di governo come interlocutore formale, con un mandato consultivo su scala federale. Il gesto ha una funzione simbolica precisa, comunica a chi deve capire dove si sta andando. Quello che succede intorno a quel simbolo è molto più concreto.


L’infrastruttura: 15 miliardi di dollari e 60.000 GPU

A novembre 2025 Microsoft ha reso pubblici i dettagli del proprio investimento negli Emirati: 15,2 miliardi di dollari tra il 2023 e il 2029. La cifra include 1,5 miliardi già investiti in G42, la holding tecnologica di Abu Dhabi, oltre 4,6 miliardi in datacenter AI e cloud fino alla fine del 2025, e altri 5,5 miliardi previsti per l’espansione infrastrutturale tra il 2026 e il 2029. Sul piano hardware, il Dipartimento del Commercio americano ha rilasciato licenze di esportazione per GPU di ultima generazione verso gli UAE: prima l’equivalente di 21.500 unità A100, poi, con una seconda tranche approvata a settembre 2025, altre 60.400 unità equivalenti con chip GB300. Sono numeri da centro di ricerca nazionale, in un Paese con meno di dieci milioni di abitanti.

Microsoft non è sola. Il programma include un milione di persone da formare entro la fine del 2027: 120.000 dipendenti pubblici, 175.000 studenti, 39.000 insegnanti. È stata aperta una sede di ingegneria e un AI for Good Lab ad Abu Dhabi. Brad Smith, vicepresidente di Microsoft, ha chiarito il senso dell’operazione con una frase secca: “This is not money raised in the UAE. It’s money we’re spending in the UAE.”

La struttura: università, ministero, strategia 2031

Gli Emirati hanno un ministro di Stato per l’Intelligenza Artificiale dal 2017, il primo al mondo. Omar Al Olama guida ancora oggi quel ruolo, con un perimetro che si è allargato anno dopo anno.

Nel 2019 è nata la Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI), la prima università al mondo dedicata esclusivamente alla ricerca di secondo livello in AI. Stesso anno: lancio della Strategia Nazionale per l’AI 2031, con l’obiettivo di posizionare gli Emirati tra i primi tre Paesi al mondo per contributo economico dell’intelligenza artificiale.

Nel 2026 Abu Dhabi ha adottato una Strategia Digitale 2025-2027 con un obiettivo dichiarato: diventare entro il 2027 il primo governo al mondo interamente basato sull’AI. Il sistema consultivo nel gabinetto è il passo più visibile di questa traiettoria. Sul piano dei dati d’uso, gli Emirati guidano la classifica mondiale per adozione di AI generativa: il 59,4% della popolazione la usa regolarmente, davanti a Singapore (58,6%) e con un margine netto rispetto a qualsiasi Paese europeo.

La regolamentazione: uno UAE AI Act che non assomiglia all’AI Act europeo

A marzo 2026 gli Emirati hanno pubblicato il proprio UAE AI Act: la prima legge nazionale sull’AI del Paese, con struttura a quattro livelli di rischio. Il testo esiste, ha sanzioni reali (fino a 10 milioni di AED per inadempienza), e richiede alle aziende di completare un’autovalutazione del proprio livello di rischio entro settembre 2026.

La struttura per livelli è simile all’impostazione europea: rischio minimo (chatbot di base, filtri antispam), rischio limitato (assistenza clienti, analisi predittiva), rischio alto (scoring creditizio, selezione del personale, diagnostica medica) e rischio critico (identificazione biometrica in tempo reale, controllo di infrastrutture). Per il rischio critico serve approvazione preventiva dell’UAE AI Authority e monitoraggio continuo con supervisione umana attiva. La differenza rispetto all’AI Act europeo è nel punto di partenza. Il testo europeo è nato come strumento di contenimento: stabilisce divieti, obblighi di trasparenza, requisiti di conformità. Il testo emiratino nasce in un contesto in cui il governo è già cliente e azionista delle tecnologie AI che regola. Il Tier 3 richiede un AI Ethics Officer che riporta al consiglio di amministrazione, una figura mutuata dalla governance anglosassone, non dalla burocrazia continentale.

Il confronto con l’Europa: due velocità, due logiche

L’AI Act europeo è entrato in vigore nell’agosto 2024. I divieti sui sistemi ad alto rischio diventeranno applicabili nel 2026, con un periodo transitorio che per alcuni obblighi si estende fino al 2027. Il testo ha 144 articoli, due allegati tecnici principali e una struttura di governance che coinvolge ogni Stato membro. Le sanzioni arrivano fino al 7% del fatturato globale. L’approccio è comprensibile nel suo contesto: l’Europa gestisce ventisette sistemi giuridici, tradizioni regolatorie diverse e una storia recente con la privacy dei dati che ha portato al GDPR. La precauzione ha una logica politica propria.

Il problema è la velocità. Mentre Bruxelles completava il framework regolatorio, Abu Dhabi costruiva l’università, il datacenter, il sistema di formazione e il ministero. Mentre l’AI Act definiva i criteri per i sistemi di riconoscimento facciale, Microsoft firmava la licenza per 60.000 GPU negli Emirati. Per chi deve decidere dove costruire un’infrastruttura AI nei prossimi cinque anni, questi non sono fatti astratti. Sono variabili operative: tempi di approvazione, costo della conformità, disponibilità di talento formato localmente, posizione geografica rispetto ai mercati del Golfo, dell’Asia meridionale e dell’Africa orientale.

Un laboratorio che ha scelto di non aspettare

La storia dell’AI negli Emirati ha una coerenza interna che vale la pena leggere per quello che è: un Paese con risorse sovrane abbondanti, nessuna eredità industriale da proteggere e una finestra temporale riconosciuta ha deciso di scommettere sull’intelligenza artificiale come seconda transizione dopo quella petrolifera.

La strategia 2031 non parla di regolamentazione come priorità. Parla di posizione globale, contributo al PIL, formazione di capitale umano. La regolamentazione è arrivata dopo, come strumento di governance di un ecosistema già in costruzione.

L’Europa ha scritto le regole per un’industria AI che per il momento si sta costruendo altrove. Dubai è uno dei posti dove sta succedendo.


Paul Fasciano

Direttore editoriale di QuiDubai.com, Paul k. Fasciano è un mental coach prestato al mondo della comunicazione. E' anche business coach, consulente e autore.

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