La crisi di marzo 2026 ha cambiato molte cose a Dubai, ma non ha cambiato la struttura fiscale e societaria che ogni anno spinge migliaia di imprenditori italiani a valutare un trasferimento. Zero IRPEF, zero tasse sui capital gain, corporate tax al 9% solo sugli utili superiori ai 100.000 dollari annui, trattato sulla doppia imposizione con l’Italia. Il quadro normativo è rimasto intatto. Quello che è cambiato è il contesto in cui si prende questa decisione. Chi valuta oggi l’apertura di una società a Dubai lo fa con una variabile in più: il profilo di rischio geopolitico regionale. La risposta onesta è che questa variabile esiste, va pesata, e non cancella i vantaggi strutturali che rendono Dubai uno degli ambienti imprenditoriali più competitivi al mondo.
Questa guida risponde alle domande concrete: quali strutture esistono, quanto costa aprire una società, quanto tempo ci vuole, cosa cambia nel 2026 rispetto agli anni precedenti.
Indice dei contenuti
- Free Zone o Mainland: quale scegliere
- I costi reali di apertura
- Tempi e procedura
- Il visto di residenza collegato alla società
- La corporate tax dal 2023
- Conto corrente bancario
- Cosa cambia nel 2026
- A chi rivolgersi
Free Zone o Mainland: quale scegliere
La scelta tra Free Zone e Mainland è la prima decisione da prendere e dipende da dove opera concretamente la tua attività. Le Free Zone sono aree economiche con regime privilegiato. Consentono il 100% di proprietà straniera senza socio emiratino, procedure semplificate, tempi rapidi. Sono la scelta giusta per chi fattura a clienti internazionali, lavora nel digitale, nei servizi professionali, nel commercio internazionale. Esistono oltre 40 Free Zone a Dubai e negli Emirati, ognuna con caratteristiche diverse: IFZA, SHAMS, Dubai South, RAKEZ, Dubai Internet City, Dubai Media City sono tra le più utilizzate dagli italiani.
Il Mainland è la struttura per chi vuole operare direttamente nel mercato emiratino locale, aprire un negozio, lavorare con clienti UAE, partecipare ad appalti governativi. Le procedure sono più complesse, ma dal 2021 non è più obbligatorio il socio locale al 51% per la maggior parte delle attività.
I costi reali di apertura
I costi variano in modo significativo in base alla Free Zone scelta, al numero di visti necessari, alla presenza o meno di ufficio fisico. I range orientativi per il 2026: Free Zone base senza visto: da 3.800 euro. Include licenza e indirizzo legale, senza visto di residenza incluso. Free Zone con visto investitore incluso: da 7.200 a 12.600 euro. La fascia più comune per chi si trasferisce a Dubai e vuole struttura societaria e residenza insieme.
Pacchetti all inclusive con licenza, sede, visto e contabilità: intorno ai 5.500 euro annui, da rinnovare ogni anno. Mainland: costi generalmente più elevati, variabili in base all’attività e al numero di licenze richieste.
A questi costi si aggiungono quelli del visto di residenza (3.000-5.000 AED per visite mediche, Emirates ID, tasse governative) e, se necessario, l’apertura del conto corrente aziendale.
Tempi e procedura
La costituzione di una società a Dubai richiede da 3 a 10 giorni lavorativi per la Free Zone standard. Il processo completo, incluso visto e conto corrente, si conclude in 3-6 settimane. È possibile avviare la procedura da remoto con documentazione digitale, senza recarsi fisicamente a Dubai nella fase iniziale.
I documenti base richiesti: passaporto valido, foto, a volte prova di indirizzo. Alcune Free Zone richiedono documentazione aggiuntiva in base all’attività.
Aprire una società è il percorso più comune per ottenere il visto di residenza negli Emirati. Il titolare ottiene un visto investitore di durata 2-3 anni, rinnovabile. Con il visto si può aprire conto corrente personale, firmare contratti d’affitto, accedere ai servizi pubblici. Il numero di visti dipendenti che la società può sponsorizzare varia in base alla Free Zone e alla tipologia di licenza scelta.
La corporate tax dal 2023
Dal giugno 2023 gli Emirati hanno introdotto una corporate tax al 9% sugli utili aziendali superiori a 375.000 AED (circa 100.000 dollari). Sotto questa soglia l’aliquota è zero. La tassa non si applica ai redditi personali, ai dividendi, ai capital gain.
Per la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane che operano tramite Free Zone con clienti internazionali, la corporate tax non modifica sostanzialmente il quadro di vantaggio rispetto all’Italia.
Conto corrente bancario
L’apertura del conto corrente aziendale è spesso la parte più complessa del processo. Le banche emiratine applicano procedure di due diligence rigorose e i tempi si sono allungati negli ultimi anni. Affidarsi a un consulente con canali diretti con gli istituti locali riduce significativamente i tempi.
Cosa cambia nel 2026
Il quadro normativo non è cambiato. Quello che è cambiato è il contesto. Chi decide di aprire una società a Dubai nel 2026 lo fa dopo aver vissuto o osservato la crisi di marzo. Alcune multinazionali hanno congelato temporaneamente i trasferimenti di personale. Alcune banche internazionali stanno rivalutando i profili di rischio regionale.
Per un imprenditore individuale o una PMI italiana che sceglie Dubai come base operativa, la struttura continua a funzionare. I vantaggi fiscali sono intatti, la burocrazia è ancora tra le più efficienti al mondo, la comunità italiana è strutturata e presente. La variabile geopolitica va inserita nell’analisi, non ignorata e non amplificata oltre il dovuto.
Come osserva Daniele Pescara, presidente di FenImprese Dubai e punto di riferimento per gli imprenditori italiani negli Emirati: Dubai resta oggi uno degli ambienti più competitivi al mondo per fare impresa. Il sistema ha dimostrato di reggere sotto pressione. Chi ha strutture solide non ha motivo di rivedere le proprie scelte.
A chi rivolgersi
La scelta della Free Zone, la struttura del visto, l’apertura del conto corrente e la compliance fiscale con l’Italia sono passaggi che richiedono consulenza specializzata. Affidarsi a un professionista con esperienza diretta sul territorio emiratino evita errori che possono costare molto di più del costo della consulenza stessa.
Per orientarsi, un punto di partenza utile è FenImprese Dubai, l’associazione che rappresenta gli imprenditori italiani negli Emirati. Il presidente Daniele Pescara, che collabora con QuiDubai come osservatore economico della comunità italiana a Dubai, è raggiungibile tramite Daniele Pescara Consultancy, con sedi a Dubai, Roma, Padova e Lugano.








