Dubai ridisegna le rotte dell’oro

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In sintesi:

Nel 2023 gli Emirati hanno superato il Regno Unito diventando il secondo hub mondiale per il commercio dell’oro, con oltre 129 miliardi di dollari di scambi secondo il DMCC. Nei primi cinque mesi del 2025 il valore delle riserve auree della banca centrale emiratina (CBUAE) era cresciuto del 26% rispetto a fine 2024, da 6,255 a circa 7,9 miliardi di dollari. Le banche centrali mondiali comprano oro a un ritmo circa doppio rispetto al decennio precedente: 1.000 tonnellate annue nel triennio 2022-2024, secondo il World Gold Council. Gli UAE partecipano a mBridge, la piattaforma di regolamento in valute digitali delle banche centrali, dopo che Arabia Saudita e BRI hanno concluso la propria partecipazione nel 2024-2025. Questi movimenti sono compatibili con una diversificazione prudenziale delle riserve. Il legame monetario degli Emirati con il dollaro, a cui il dirham rimane agganciato dal 1997, resta intatto.

Nel maggio 2025 l’Arabia Saudita ha comunicato di aver completato il proprio proof of concept su mBridge, la piattaforma di regolamento interbancario in valute digitali sviluppata da Cina, Hong Kong, Thailandia ed Emirati. Secondo una fonte citata dal Financial Times, Riyadh non voleva essere pubblicamente associata al progetto. Un’altra fonte ha precisato che sarebbe scorretto dedurne pressioni americane. Gli Emirati hanno mantenuto la propria partecipazione. Nello stesso periodo, il valore delle riserve auree della banca centrale emiratina cresceva del 26% nei primi cinque mesi dell’anno. Il prezzo internazionale dell’oro, nello stesso arco di tempo, era salito di circa il 33%. I due dati non si leggono separatamente: parte dell’aumento del valore contabile riflette la rivalutazione dell’oro già detenuto, non necessariamente nuovi acquisti. Il dato in tonnellate non viene comunicato con regolarità dalla CBUAE.

Questi sono i fatti. Come interpretarli dipende dalla domanda che si pone. Questo articolo prova a porre quella giusta.


Le banche centrali e l’oro: un decennio di riorientamento

Il World Gold Council registra acquisti netti di oro da parte delle banche centrali mondiali nell’ordine di 1.000 tonnellate annue nel triennio 2022-2024: circa il doppio della media del decennio precedente. Il 95% dei 73 gestori di riserve intervistati nel 2025 prevede un aumento delle riserve auree globali nei dodici mesi successivi. Si tratta di un sondaggio previsionale su un campione specifico, non di una rilevazione dell’universo delle banche centrali mondiali. Le motivazioni dichiarate nei sondaggi del WGC sono diversificate: tutela dall’inflazione, riserva di valore nel lungo periodo, comportamento nelle crisi, assenza di rischio di default dell’emittente. Nessuna banca centrale del Golfo ha dichiarato esplicitamente di acquistare oro per ridurre l’esposizione al dollaro.

La banca centrale degli Emirati ha aumentato le proprie riserve auree da 1,1 miliardi di dirham nel 2018 a 20,6 miliardi di dirham (circa 5,6 miliardi di dollari) a fine maggio 2024, con una crescita del 19,7% su base annua secondo AGBI. Nei primi cinque mesi del 2025 il valore era ulteriormente cresciuto, da 6,255 a circa 7,9 miliardi di dollari secondo Arab News, con un aumento del 26%. Nello stesso periodo il prezzo dell’oro è salito di circa il 33%: la rivalutazione del metallo già posseduto spiega almeno parte dell’incremento.

Dubai secondo hub mondiale: i dati del DMCC

Nel novembre 2024 il DMCC ha pubblicato un rapporto in cui certifica che nel 2023 gli Emirati hanno superato il Regno Unito per valore complessivo del commercio dell’oro, diventando il secondo hub mondiale dopo la Svizzera. Il dato: oltre 129 miliardi di dollari di scambi, con una crescita del 36% rispetto all’anno precedente. Il DMCC è l’ente che gestisce la zona franca del commercio delle materie prime a Dubai ed è parte interessata nel comunicare questi dati.

La posizione geografica degli Emirati crea un vantaggio strutturale in questo segmento: il paese si trova tra i principali produttori africani (Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Zimbabwe) e i mercati asiatici della domanda, con India e Cina che assorbono insieme oltre il 50% della domanda mondiale di oro fisico. Dubai funziona come punto di transito, raffinazione e redistribuzione. Le importazioni di oro fisico negli UAE nel 2024 sono stimate in circa 1.392 tonnellate, per un valore superiore a 100 miliardi di dollari, secondo dati ripresi dalla stampa finanziaria internazionale. Importazioni e oro “transitato” descrivono fenomeni parzialmente diversi: una quota significativa dell’oro importato viene raffinata e riesportata, non trattenuta nel paese come riserva.

La Dubai Gold and Commodities Exchange (DGCX) ha registrato nel primo semestre 2025 un aumento dei volumi di trading del 30% su base annua, con crescita concentrata sull’oro e sui futures sulle valute asiatiche.

mBridge: lo stato del progetto dopo le uscite del 2024-2025

mBridge nasce nel 2021 come progetto congiunto tra le banche centrali di Cina, Hong Kong, Thailandia, UAE e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). L’obiettivo dichiarato dalla BRI è ridurre i tempi e i costi dei pagamenti transfrontalieri attraverso l’uso di valute digitali delle banche centrali (CBDC). Il progetto consente regolamenti diretti tra banche centrali partecipanti senza passare per le tradizionali catene di correspondent banking.

Nell’ottobre 2024 la BRI ha dichiarato di aver completato il proprio contributo al progetto, trasferendo la governance ai partner. Il suo sito classifica mBridge come progetto “concluded” nella fase BRI. Nel giugno 2024 l’Arabia Saudita era entrata come partecipante. Il 13 maggio 2025 SAMA ha comunicato di aver completato il proof of concept e di non partecipare più. Le transazioni sulla piattaforma hanno superato i 55 miliardi di dollari secondo dati riportati dall’Atlantic Council.

Gli Emirati restano nel progetto insieme a Cina, Hong Kong e Thailandia. Alcuni osservatori leggono in mBridge un potenziale strumento di diversificazione dalle infrastrutture di pagamento dominate dal dollaro. La BRI ha sempre presentato il progetto come iniziativa tecnica di efficienza, non come alternativa a SWIFT o al sistema di regolamento in dollari.

La quota del dollaro nelle riserve valutarie mondiali è scesa dal 71% del 2001 a circa il 57-58% secondo le statistiche IMF COFER (il dato va sempre riferito a un trimestre specifico; la tendenza pluriennale al ribasso è documentata). L’oro ha recuperato quota nelle riserve globali, anche se il confronto tra valore dell’oro monetario e Treasury detenuti all’estero dipende dal perimetro scelto e dalla variazione del prezzo dell’oro.

Gli Emirati mantengono il dirham agganciato al dollaro a 3,6725 dal 1997. Aumentare le riserve auree in questo contesto serve a diversificare il portafoglio di riserve e a ridurre il rischio sistemico legato alla valuta di riferimento, non a sostituirla. Le scelte emiratine sono compatibili con una diversificazione prudenziale: acquisti di oro, partecipazione a mBridge, sviluppo del dirham digitale. Nessuno di questi movimenti equivale a una dichiarazione di abbandono del dollaro. La domanda investigativa resta aperta: le infrastrutture che Dubai sta costruendo attorno all’oro fisico e ai sistemi di regolamento alternativi sono una polizza assicurativa o il principio di qualcosa di più strutturale? La risposta non è ancora nei dati disponibili.

Oro fisico a Dubai: cosa sapere prima di operare

Per chi gestisce patrimoni tra Europa e Golfo, l’oro fisico a Dubai ha un trattamento specifico che vale la pena conoscere con precisione.

Sul lato emiratino: la VAT con aliquota zero si applica agli investment precious metals che rispettano requisiti specifici, tra cui una purezza minima del 99% e la negoziabilità sui mercati internazionali. Altre forniture di oro possono essere soggette a VAT ordinaria, reverse charge o regimi B2B differenziati. Una società operante nel DMCC beneficia dell’aliquota zero di corporate tax solo sul reddito qualificante, se soddisfa le condizioni previste per il Qualifying Free Zone Person. Il reddito non qualificato sconta il 9%. Per l’oro destinato all’esportazione le esenzioni doganali dipendono dalla classificazione doganale specifica e dalla procedura utilizzata.

Le raffinerie certificate DMCC operano secondo lo standard Dubai Good Delivery, che è distinto dalla Good Delivery List della LBMA (London Bullion Market Association). Alcune raffinerie emiratine sono presenti in entrambe le liste; altre no.

L’accettazione dell’oro raffinato a Dubai sui mercati internazionali dipende dalla specifica raffineria, dall’accreditamento e dai requisiti dell’acquirente.

Sul lato italiano: l’oro fisico detenuto all’estero da un residente fiscale italiano rientra negli obblighi di dichiarazione nel quadro RW. Le plusvalenze sui metalli preziosi allo stato grezzo o monetato possono generare redditi diversi tassabili. La documentazione del costo di acquisto è essenziale per il calcolo. Deposito allocato, conto metallo, ETF sull’oro, certificato e partecipazione societaria seguono regimi fiscali differenti. La convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e UAE (legge n. 309 del 1997) esiste, ma la sua applicazione dipende dalla struttura attraverso cui l’oro è detenuto.

La rotta passa per Dubai. La destinazione è ancora da scrivere

Dubai ha costruito in pochi anni un’infrastruttura rilevante attorno all’oro fisico: raffinerie, exchange, zona franca, hub logistico tra Africa e Asia. Nel 2023 ha superato il Regno Unito per valore degli scambi. Partecipa a mBridge mentre altri se ne allontanano. Le riserve auree della banca centrale crescono.

I fatti sono solidi. L’interpretazione richiede cautela: un lingotto detenuto direttamente non dipende dalla solvibilità di un emittente, ma conserva rischi di prezzo, custodia, autenticazione e liquidità. Le banche centrali che comprano oro diversificano le riserve; non necessariamente dichiarano guerra al dollaro.

La domanda su dove stia andando il sistema monetario internazionale è legittima. Dubai è uno dei posti migliori per osservarla. Non è ancora la risposta.


La Redazione

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