Capodanno 2026 a Dubai: una notte tra mille luci

Tempo di lettura : 6 minuti

La sera del 31 dicembre ha un sapore particolare quando sai che ti aspettano dodici ore di pura follia organizzata. Spoiler: non tutte le sorprese vanno come previsto. Sono le 19:30 quando esco dall’hotel a Downtown Dubai, avvolta in un vestito che ho definito “elegante ma pratico” quando lo comprai durante lo shopping milanese di novembre. Ora, sotto i 24 gradi di questa sera desertica, mi rendo conto che “pratico” era una bugia che mi sono raccontata. I tacchi già protestano, e la notte è appena iniziata.

Dubai a Capodanno è un palcoscenico dove sette milioni di persone recitano contemporaneamente in spettacoli diversi. C’è chi viene per i fuochi d’artificio, chi per i party esclusivi, chi per dire “io c’ero”. Io? Io sono qui per capire cosa diavolo succede davvero quando questa metropoli verticale decide di festeggiare.

Atto Primo: aperitivo con vista (e piccolo panico l)

La prima tappa è al Souk Al Bahar, il mercato tradizionale che si affaccia sul Dubai Fountain. Ho prenotato un tavolo al ristorante libanese tre mesi fa, quando ancora pensavo che “organizzarsi in anticipo” fosse una caratteristica sufficiente per Dubai a Capodanno. Ingenua.

Arrivo e scopro che metà della città ha avuto la mia stessa idea geniale. Il souk è un formicaio elegante di persone che si aggirano tra lampade marocchine e profumi di spezie, tutti diretti verso i ristoranti con vista. Il personale si muove con quella calma professionale che nasconde a malapena il caos controllato dietro le quinte.

Mi siedo al mio tavolo proprio mentre il sole cala dietro il Burj Khalifa. È quel momento magico in cui Dubai passa dalla luce abbagliante del giorno all’elettricità scintillante della notte. Il grattacielo più alto del mondo si illumina come un’astronave pronta al decollo, mentre il Dubai Mall dall’altra parte del lago diventa un gioiello luminoso.

L’hummus arriva cremoso e profumato, accompagnato da fatayer ancora calde. Mentre assaggio il primo boccone, il Dubai Fountain inizia il suo spettacolo delle 20:00. Getti d’acqua alti quanto palazzi danzano sulle note di musica araba, e per un momento dimentico che ho programmato di spostarmi entro le 21:00. Promemoria mentale: a Dubai, il tempo è un concetto relativo quando c’è uno spettacolo in corso.

Atto Secondo: la giungla urbana di JBR

Alle 21:30 sono su un taxi diretto a Jumeirah Beach Residence. Il traffico è un balletto sincronizzato di Range Rover, Lamborghini e taxi che si intrecciano con miracolosa precisione. Il mio autista, un signore del Bangladesh che vive qui da quindici anni, mi racconta che questa è la sua ventesima notte di Capodanno a Dubai.

“Ogni anno sempre più grande,” dice scrollando la testa con un misto di orgoglio e rassegnazione. “Prima era festa normale. Adesso…” fa un gesto vago che abbraccia l’intera città illuminata intorno a noi.

JBR è un altro universo. Qui Dubai mostra il suo lato beach club, quello che cerca disperatamente di convincerti che sì, il deserto può vestirsi da località di mare. E ci riesce, sorprendentemente. The Walk è una passerella lungomare che a quest’ora brulica di famiglie, coppie e gruppi di amici. Mi fermo in uno dei beach bar dove la musica pompa già a volume da pre-party. Il DJ, con cuffie dorate che riflettono le luci, sta preparando la folla per la lunga notte. Ordino un mocktail (perché sì, esistono bar dove l’alcol scorre e altri dove è assente, benvenuti nella Dubai delle contraddizioni amichevoli) e mi godo la scena.

Ci sono ragazze in abiti da sera che si tolgono le scarpe per camminare sulla sabbia. Bambini che corrono con bacchette luminose. Un gruppo di ragazzi italiani che discute animatamente se è meglio vedere i fuochi dal mare o dalla terraferma. “Dal mare è più scenografico!” insiste uno. “Ma ti perdi la città intera!” ribatte un altro.

Atto Terzo: il grande trasferimento (ovvero: come vi dimostro che ormai so usare la metro)

Alle 22:45 prendo la decisione più saggia della serata: dimentico i taxi e salgo sulla metro di Dubai. Sì, quella metro avveniristica che sembra uscita da un film di fantascienza, completamente automatizzata e sorprendentemente puntuale. Il vagone è pieno di persone vestite a festa, tutte dirette verso Downtown. C’è un’energia particolare, quel tipo di eccitazione condivisa che si crea solo quando migliaia di sconosciuti stanno per assistere allo stesso spettacolo colossale. Una ragazza francese accanto a me cerca di sistemarsi i capelli usando il riflesso del finestrino. Non funziona benissimo, ma apprezziamo tutte lo sforzo.

Scendo alla fermata Burj Khalifa/Dubai Mall e vengo investita da un’onda umana. È come essere in un fiume di persone che scorre verso un’unica meta. La sicurezza ha organizzato percorsi precisi, transenne ovunque, steward con giubbotti fosforescenti che urlano indicazioni in quattro lingue diverse.

Atto Quarto: nel cuore della follia organizzata

Downtown Dubai a mezzanotte meno un po’ è un capolavoro di logistica che farebbe invidia a un’operazione militare. Hanno diviso l’area in zone, distribuito la folla, creato punti strategici. Io finisco nella zona di fronte al Dubai Mall, schiacciata tra un gruppo di turisti cinesi armati di selfie stick e una famiglia emiratina con bambini sui passeggini (rispetto totale per chi porta i bambini in questa ressa).

Il Burj Khalifa davanti a noi è uno spettacolo pre-spettacolo. Ogni pochi minuti, pannelli LED che ricoprono la sua facciata si animano con proiezioni: fuochi d’artificio virtuali, contatori che scandiscono il tempo, messaggi di buon anno in decine di lingue. È come se il grattacielo stesso stesse facendo stretching prima della grande performance.

Intorno a me, un campionario dell’umanità internazionale. Sento parlare arabo, inglese, hindi, russo, francese, spagnolo, italiano. Dubai a Capodanno è questo: un punto di convergenza dove il mondo intero si dà appuntamento per dire addio a un anno e salutarne un altro.

Alle 23:45 l’atmosfera cambia. Le chiacchiere si fanno più concitate, i telefoni spuntano ovunque, tutti cercano l’angolazione perfetta. Io ho smesso di preoccuparmi della foto perfetta già da un po’. Troppo impegnata a vivere il momento, a sentire questa energia collettiva che sale come una marea.

Atto Finale: quando il cielo prende fuoco

Mancano cinque minuti a mezzanotte. Il Burj Khalifa ha iniziato il countdown ufficiale sulla sua facciata. Numeri giganti che scorrono, accompagnati da un’animazione che fa sembrare l’edificio vivo, pulsante.

Dieci, nove, otto…

La folla urla ogni numero. Io mi ritrovo a urlare con loro, incurante del fatto che sono una blogger di trentadue anni che dovrebbe mantenere un certo contegno professionale. Ma chi se ne frega del contegno quando sei sotto la struttura più alta del pianeta che sta per trasformarsi in una fontana di luce?

Tre, due, uno…

E poi è il delirio.

Il Burj Khalifa esplode. Non c’è altro modo per descriverlo. Fontane di fuochi d’artificio partono da ogni livello del grattacielo, cascate dorate che scendono lungo i suoi 829 metri, razzi che schizzano verso il cielo già pieno di stelle artificiali. La colonna sonora è un mix di musica orchestrale e botti che rimbombano tra i palazzi.

Ma la vera magia non è solo il Burj. È guardare intorno e vedere che tutta Dubai sta festeggiando. Il Dubai Frame in lontananza spara i suoi fuochi, la ruota panoramica Ain Dubai (quando funziona) brilla all’orizzonte, e perfino i grattacieli residenziali sono illuminati come alberi di Natale giganti.

Lo spettacolo dura quindici minuti che sembrano secondi. Quindici minuti in cui dimentichi tutto: il costo del biglietto aereo, la prenotazione dell’hotel fatta sei mesi prima, i tacchi che ti stanno uccidendo i piedi, il fatto che domani mattina avrai un jet lag mostruoso.

Epilogo: il dopo è parte dello spettacolo

Quando i fuochi finiscono, Dubai non si ferma. Oh no. La festa si sposta nei rooftop bar, nei club che andranno avanti fino all’alba, nelle beach afterparty. Ma io scelgo una cosa diversa.

Mi siedo su una panchina del Burj Park, mi tolgo finalmente quei maledetti tacchi (libera! benedetta! rinata!) e guardo la gente che defluisce lentamente. Coppie che camminano mano nella mano, famiglie che trascinano bambini addormentati, gruppi di amici che ridono e si raccontano già quella che è stata “la storia del Capodanno 2026”.

Un signore indiano seduto accanto a me sulla panchina mi sorride. “Prima volta a Dubai per Capodanno?”

“Seconda volta,” ammetto.

“Ne vale la pena, vero?”

Guardo il Burj Khalifa che ancora si staglia maestoso contro il cielo, ora tornato al suo normale manto di luci. Penso alla follia di questa notte, al mix perfetto di organizzazione maniacale e caos festoso, a questa città che in quarant’anni è passata dal deserto a questo.

“Sì,” rispondo. “Ne vale decisamente la pena.”

Dubai a Capodanno non è solo fuochi d’artificio e grattacieli luccicanti. È un promemoria che a volte vale la pena buttarsi in mezzo alla folla, lasciarsi travolgere, dimenticare il cinismo e semplicemente… festeggiare. Anche se il giorno dopo scoprirai che uno dei tacchi si è rotto definitivamente e il tuo conto in banca piange lacrime di dirham.

Ma questa, amici miei, è un’altra storia.

Isabelle Palazia

Sono Isabelle Palazia, una copywriter appassionata dello stile di vita di Dubai e mi piace sempre scoprire nuovi locali, eventi e tendenze della città, alla ricerca di nuovi posti cool e di avventure da condividere. Sono la voce "on the road" di QuiDubai scelta per raccontare tutto ciò che questa città ha da offrire in termini di cultura, divertimento e svago, e amo condividere le mie esperienze e opinioni con voi.

Le ultime novità da quidubai