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La mia prima settimana a Dubai: cosa avrei voluto sapere

Tempo di lettura : 5 minuti

Sono atterrata a Dubai alle 23:45 di un martedì di luglio. Fuori c’erano 42 gradi. Anche di notte. Il mio primo pensiero, uscendo dall’aeroporto con la valigia e lo zaino, è stato: “Ma che diavolo sto facendo qui?” Oggi, tre anni dopo, non cambierei questa decisione per niente al mondo. Dubai mi ha dato opportunità che in Italia avrei atteso anni per vedere. Mi ha dato una vita che pensavo fosse riservata solo ai “fortunati”. Mi ha dato una versione migliore di me stessa.

Ma quella prima settimana? È stata un caos totale. Ci sono sette cose che avrei voluto sapere prima di salire su quell’aereo Emirates. Se stai leggendo questo articolo perché anche tu stai pensando di fare il salto, continua. Potrei risparmiarti qualche crisi di panico.


Il caldo è un tipo diverso di caldo

Lo so, ti hanno già detto “fa caldo”. Ma non hai capito fino in fondo cosa significa. A Milano ero abituata alle estati afose, ai 35 gradi umidi di agosto. Pensavo di sapere cos’è il caldo. Mi sbagliavo. A Dubai il caldo di luglio-agosto non è solo temperatura. È un muro fisico che ti colpisce quando esci dalla porta. È il volante dell’auto che ti ustiona le mani. È il fatto che camminare 10 minuti all’aperto ti lascia fradicia come se avessi corso una maratona.

La buona notizia? Dopo settembre migliora drasticamente. Da novembre a marzo il clima è perfetto – 25 gradi, sole, zero umidità. È per questo che tutti dicono “Dubai ha 8 mesi di primavera”. Ed è vero. Il consiglio pratico? Arriva a settembre se puoi scegliere. Oppure preparati psicologicamente al fatto che per i primi due mesi vivrai spostandoti da un ambiente climatizzato all’altro. Mall, metro, ufficio, casa, repeat. E va bene così.

Nessuno ti aspetta all’aeroporto (metaforicamente)

Avevo immaginato che l’azienda che mi aveva assunto avrebbe organizzato tutto. Pick-up dall’aeroporto, appartamento pronto, sim card, benvenuto caloroso. La realtà? Mi hanno mandato un’email con “ecco i documenti per il visto, ci vediamo lunedì in ufficio”. Fine. L’hotel? Prenotato da me. Il taxi? Preso io. La sim card? Comprata all’aeroporto alle 2 di notte. Il primo appartamento? Cercato su Property Finder mentre ero in hotel, visto di corsa, firmato contratto in 48 ore.

Dubai è efficiente, moderna, organizzata. Ma è anche molto “self-service”. Ti danno le tools, i sistemi funzionano, tutto è possibile. Ma devi muoverti tu. Nessuno ti prenderà per mano. Questa mentalità è stata lo shock più grande. In Italia ero abituata a processi lunghi, burocrazia, attese. Qui tutto va velocissimo, ma devi essere proattivo. Se aspetti che qualcuno ti dica cosa fare, resti indietro. Il lato positivo? Ti costringe a diventare più indipendente. Dopo una settimana mi sentivo già più capace di gestire situazioni complesse da sola.

Gli appartamenti si affittano in 48 ore (davvero)

Pensavo fosse un’esagerazione quando me lo avevano detto. Invece è letteralmente così. Il mercato immobiliare a Dubai è velocissimo. Vedi un appartamento che ti piace? Se non firmi entro 24-48 ore, qualcun altro lo prende. Non ci sono “ci penso qualche giorno” o “faccio un giro di comparazioni”.

Il mio primo appartamento l’ho preso in panico totale. Studio a Dubai Marina, 4.500 AED/mese (circa 1.100 euro), visto una volta, firmato contratto il giorno dopo. Poi ho scoperto che avrei potuto trovare di meglio. Ma ormai ero dentro un contratto annuale. Lezione imparata: nei primi giorni stai in hotel o Airbnb, dedica una settimana intera SOLO a cercare casa. Guarda 10-15 appartamenti. Parla con altri expat, chiedi consigli sui quartieri. Poi decidi.

I quartieri che consiglio per iniziare: Dubai Marina (vita, ristoranti, spiaggia), JBR (mare, walking distance a tutto), Business Bay (central, meno turistico), Downtown (se hai budget più alto). Evita zone troppo isolate all’inizio – meglio pagare 500 AED in più e stare dove succedono le cose.

Cash is NOT king (ed è strano)

In Italia pagavo tutto in contanti. Ristoranti, bar, market – contanti, contanti, contanti. A Dubai? Ho usato contanti forse 3 volte in 8 mesi. Tutto è carta. Anzi, meglio ancora: Apple Pay, Google Pay, contactless. Il tassista? Carta. Il cafè? Carta. Il parcheggio? App. Il supermercato? Carta. Anche i souq tradizionali ormai accettano carte.

Consiglio pratico: apri il conto bancario nella prima settimana. ADCB, Emirates NBD, Mashreq – sono tutte buone per expat. Ti serve l’Emirates ID (che ti danno dopo il medical per il visto) e una lettera dall’employer. Il processo richiede 3-5 giorni. Nel frattempo, usa la tua carta italiana. Io avevo Revolut e mi ha salvato il primo mese. Zero commissioni, cambio decente. Poi ho fatto il conto locale e tutto è diventato più semplice.

5. Il venerdì è sabato (e ti senti perso)

Questa l’avevo letta, ma viverla è diverso. Il weekend a Dubai è venerdì-sabato. Si lavora domenica-giovedì. Il primo venerdì mi sono svegliata in panico pensando di essere in ritardo per l’ufficio. Poi ho realizzato che era weekend. Strano. Ci vogliono 2-3 settimane per abituarsi. Il tuo corpo si adatta, ma la mente ci mette di più. Per mesi ho continuato a sentirmi “sfasata” quando parlavo con amici in Italia che mi scrivevano “buon weekend” di sabato e io ero già a metà settimana lavorativa.

Il lato positivo? Il venerdì a Dubai è magico. La città rallenta, le moschee cantano, c’è un’energia diversa. E poter fare brunch il venerdì mattina mentre in Italia tutti sono in ufficio? Priceless.

6. Fare amicizia è facile (forse troppo)

Dubai è piena di expat. Tutti sono nuovi, tutti cercano connessioni, tutti sono aperti. È incredibilmente facile fare amicizia. La prima settimana sono andata a un evento di networking organizzato da “Italians in Dubai” (gruppo Facebook con 15.000+ membri). Ho conosciuto 20 persone in una sera. Whatsapp groups, cene, aperitivi – tutto organizzato velocissimo.

Dopo un mese avevo più “amici” a Dubai che in 4 anni a Milano.

Il problema? Molte di queste amicizie sono superficiali. La gente va e viene continuamente. Qualcuno torna in patria dopo 6 mesi, qualcuno si trasferisce ad Abu Dhabi, qualcuno sparisce semplicemente. Ci ho messo 4-5 mesi per capire chi erano le connessioni vere, quelle che sarebbero rimaste. All’inizio ti senti popolarissima, poi capisci che serve più profondità.

Il consiglio? Sii sociale, esci, conosci gente. Ma investi tempo anche in poche relazioni autentiche. Quelle ti salveranno nei momenti difficili.

7. La solitudine del mese due (nessuno te lo dice)

Questo è il punto che nessuno menziona mai. Il primo mese a Dubai è adrenalina pura. Tutto è nuovo, eccitante, overwhelming. Sei così occupata a sistemarti che non hai tempo di fermarti. Il secondo mese? Crash. Improvvisamente realizzi che sei a 5.000 km da casa. Che i tuoi amici italiani sono 3 ore indietro e quando tu finisci lavoro loro sono ancora in ufficio. Che i weekend non puoi tornare a Milano per un caffè con tua madre. Che le videochiamate non sono la stessa cosa. Ho avuto una crisi a metà settembre. Chiamata in lacrime con mia madre, “ho fatto un errore enorme, voglio tornare”. Lei mi ha ascoltato, mi ha fatto respirare, mi ha detto “dagli altri due mesi”.

Altri due mesi dopo, stavo bene. Avevo trovato il mio ritmo, la mia routine, il mio posto. Ma quella fase difficile c’è stata. Ed è normale.

Se succede anche a te, sappi che è parte del processo. Non significa che hai sbagliato. Significa che ti stai adattando a un cambiamento enorme. E ci vuole tempo.

Il verdetto finale

Se mi chiedi se rifarei tutto da capo, la risposta è sì. Senza esitazione. Dubai mi ha dato opportunità professionali che in Italia avrei sognato. Mi ha dato uno stipendio che mi permette di risparmiare, viaggiare, investire. Mi ha dato un network internazionale che vale oro. Mi ha dato sole 8 mesi all’anno.

Ma soprattutto, mi ha dato la conferma che posso farcela. Che posso prendere una decisione difficile, saltare nel vuoto, e atterrare in piedi. Quella prima settimana è stata caotica, stressante, a tratti terrificante. Ma è stata anche l’inizio di qualcosa di straordinario.

Se stai pensando di fare questo salto, il mio consiglio?

Fallo.

Fallo preparato – leggi, informati, pianifica.
Fallo sapendo che sarà difficile – ci saranno momenti di dubbio.
E fallo sapendo che ne vale la pena.

Perché dall’altra parte di quella paura c’è una versione di te che non sapevi potesse esistere. E quella versione è fantastica.


Isabelle Palazia è Business Development Manager per una scale-up tech a Dubai. Vive a Dubai Marina dal 2023 e condivide la sua esperienza expat per aiutare altri italiani a navigare la vita negli UAE. Seguila su Instagram [@isabelle_palazia] per tips quotidiani e behind-the-scenes della vita a Dubai.


Isabelle Palazia

Isabelle Palazia è Business Development Manager per una scale-up tech a Dubai. Vive a Dubai Marina dal 2023 e condivide la sua esperienza expat per aiutare altri italiani a navigare la vita negli UAE. Seguila su Instagram [@isabelle_palazia] per tips quotidiani e behind-the-scenes della vita a Dubai.

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