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Dubai+ e la piattaforma streaming di Stato

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Dubai lancia Dubai+, una piattaforma streaming con oltre 30.000 ore di contenuti gratuiti pensata per il pubblico locale e regionale. L’iniziativa racconta una strategia precisa: costruire un’infrastruttura media nazionale capace di sostenere creator, produttori e brand, ridisegnando il rapporto tra contenuti, distribuzione digitale e identità culturale. Nel confronto con i grandi player globali dello streaming, Dubai+ apre un fronte diverso: quello dei modelli editoriali territoriali nella nuova media economy.


Perché Dubai investe in una piattaforma streaming propria

Dubai+ nasce da una constatazione semplice, quasi banale, che molti Paesi continuano a evitare: la distribuzione dei contenuti è potere. Questo potere è di natura culturale, economica e narrativa. Lasciare la distribuzione dei contenuti interamente nelle mani di piattaforme globali significa accettare che l’agenda, i formati e le priorità vengano decise altrove, quindi al di fuori del proprio controllo. Gli Emirati Arabi Uniti, come spesso accade, hanno scelto un’altra strada, decidendo di prendere in mano la distribuzione dei propri contenuti.

Dubai+ offre una grande quantità di contenuti gratuiti, con oltre 30.000 ore a disposizione. La strategia è mirata e consapevole. L’obiettivo è quello di creare un’infrastruttura media che si rivolge principalmente al pubblico locale e regionale, valorizzando la lingua, i temi, le sensibilità e gli interessi che di solito non trovano spazio nei cataloghi globali. Questo progetto si concentra inizialmente sul mercato del Medio Oriente e del Nord Africa e guarda anche alla diaspora di persone che sono migrate in altre parti del mondo e che sono attive digitalmente.

Il punto fondamentale consiste nell’avere il controllo su tutta la catena di produzione e distribuzione. Questo significa avere la possibilità di gestire ogni aspetto, dalla produzione alla distribuzione, dalla monetizzazione alla raccolta dei dati sui consumatori, all’interno di un sistema che può essere controllato, adattato e fatto crescere in base alle priorità strategiche dell’azienda.

In un’economia in cui l’attenzione è la risorsa più rara, avere una piattaforma di proprietà significa poter misurare, orientare e coltivare l’attenzione del pubblico in modo efficace.

Dubai ha già fatto questa scelta in altri settori. Logistica, aviazione, finanza, infrastrutture digitali. Prima si costruisce il nodo, poi si invitano gli attori a usarlo. Dubai+ segue la stessa logica: è un tassello della più ampia strategia media-tech dell’Emirato. Un ambiente dove produttori locali, studi indipendenti, brand e creator possono trovare spazio senza dover passare da gatekeeper esterni.

C’è un altro aspetto importante da considerare. Le piattaforme che operano a livello globale raggiungono il loro pieno potenziale quando lavorano con numeri molto grandi e standardizzati. I contenuti che sono specifici di una certa zona o che hanno un grande valore culturale e che sono destinati a un pubblico più ristretto, spesso vengono lasciati da parte. Dubai+ cambia completamente questo modo di vedere le cose: inizia considerando il territorio in cui opera, il pubblico specifico che vuole raggiungere e i bisogni editoriali precisi di quella zona. Dopo aver fatto questo, valuta se e come può espandere la sua portata.

In questo senso, la piattaforma racconta molto della nuova economy emiratina. Un’economia che attrae capitali e talenti e costruisce strumenti per trattenerli, farli lavorare, dare continuità ai progetti. Anche nel media. Anche nel digitale.

Numeri, modello e opportunità: cosa c’è davvero dietro Dubai+

Dubai+ arriva sul mercato con un dato che, da solo, chiarisce l’ambizione del progetto: oltre 30.000 ore di contenuti disponibili gratuitamente. È una massa critica sufficiente per trattenere utenti, generare abitudini di consumo e raccogliere dati utili a orientare le scelte editoriali future. La gratuità è una leva di posizionamento: abbassare la soglia d’ingresso per costruire audience prima, modelli di monetizzazione poi.

Il contesto aiuta a capire perché questa mossa ha senso. Secondo dati diffusi negli ultimi mesi da PwC Middle East, il mercato dei media e dell’intrattenimento nella regione MENA vale oltre 60 miliardi di dollari e cresce a un ritmo superiore alla media globale, trainato da streaming, mobile video e advertising digitale. Gli Emirati rappresentano uno dei mercati più maturi dell’area: penetrazione internet sopra il 99%, consumo video quotidiano elevato, popolazione giovane e fortemente internazionale.

Dubai+ si inserisce qui, con un modello che mescola elementi pubblici e logiche di piattaforma. Contenuti gratuiti, finanziamento iniziale istituzionale, apertura progressiva a produttori terzi e partnership commerciali. È un approccio diverso rispetto agli OTT globali, che puntano su abbonamenti o pubblicità massiva. Qui l’obiettivo è costruire un hub editoriale locale, dove il valore sta nell’ecosistema che circonda i contenuti.

Per produttori e studi indipendenti, questo significa accesso a una vetrina che richiede budget di produzione contenuti e storytelling pensato per il pubblico locale. Serie brevi, documentari, format culturali, contenuti educational e lifestyle trovano spazio perché parlano a un pubblico riconoscibile. Per i creator, soprattutto quelli che lavorano su contenuti informativi o verticali, Dubai+ può diventare un’alternativa credibile ai social, con maggiore stabilità e visibilità meno volatile.

Anche i brand entrano in gioco in modo diverso. Possono inserirsi in contesti editoriali locali, con progetti di branded content, sponsorship di format o partnership di lungo periodo. È una logica più vicina al media partnership che all’advertising tradizionale, coerente con un mercato che chiede sempre più brand safety e controllo del contesto.

Un ultimo dato chiarisce la portata strategica. Secondo Statista, entro il 2027 oltre il 70% dei ricavi streaming globali sarà concentrato in mano a pochi player internazionali. Questo rende i mercati locali sempre più dipendenti da piattaforme esterne. Dubai+ va nella direzione opposta: ridurre la dipendenza, trattenere valore, costruire competenze interne. Iniziative simili stanno emergendo anche in altri Paesi, raramente con la stessa dotazione infrastrutturale e visione di lungo periodo.

Per chi osserva la new economy da vicino, il messaggio è chiaro. Dubai sta strutturando. E lo fa anche nel settore media, trattando lo streaming come un’infrastruttura economica.

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Paul Fasciano

Direttore editoriale di QuiDubai.com, Paul k. Fasciano è un mental coach prestato al mondo della comunicazione. E' anche business coach, consulente e autore.

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